La vendetta
Le note di un mondo nuovo di Neffa uscivano dalla radio sveglia. Giulia allungò la mano per spegnerla. Chiuse gli occhi. Magari esistesse veramente un mondo nuovo, lontano dai luoghi comuni. Un mondo dove la tua migliore amica non ti tradisce con il tuo fidanzato. Alla faccia del luogo comune! Era successo tutto così all’improvviso che lei non aveva avuto neanche il tempo di rendersene conto. Una mattina si era svegliata e lui non c’era più. Non era strano che lui uscisse prima di lei ma, senza sapere perché, quella mattina Giulia aveva avuto uno strano presentimento. Aveva aperto tutte le ante del suo armadio, cosa che non aveva mai fatto in un anno di convivenza, e l’aveva trovato vuoto. Aveva passato la giornata seduta sul pavimento, poi, verso sera, vinta dalla stanchezza, aveva chiamato Monica. La voce metallica dell’operatrice era stata come una pugnalata per lei: attenzione, il numero selezionato non è attivo! Una, due, tre volte. Facendo forza su sé stessa era salita in macchina diretta verso casa dell’amica. E lì i suoi sospetti avevano trovato conferma. La macchina del bastardo era parcheggiata proprio davanti ai suoi occhi. Giulia capì che non era stato il lavoro di un giorno o di una settimana, era stato il lavoro di mesi: due per la precisione. Quante volte aveva fatto tardi al lavoro in quel periodo e lui sempre dolce, carino: <<tranquilla tesoro, ci rifaremo…>>. Come poteva immaginare che lui si stesse già “rifacendo”. Aveva avuto anche il tempo di svuotare la sua parte di casa con calma.
Decise di alzarsi. Tanto rimuginarci sopra non serviva a nulla. Scese al piano di sotto e mise su il caffè. Sua cognata le aveva lasciato un cornetto con un bigliettino. Sorrise. Da quando si era trasferita da loro le cose andavano leggermente meglio. Buttò il cornetto e lesse il biglietto:
<< Ciao, vedi di mangiare qualcosa altrimenti scompari. Se hai un po’ di tempo mi porti i pantaloni in tintoria? Sono in una busta vicino alla porta. Grazie,grazie,grazie”
Giulia s’infilò la tuta, si tirò su i capelli ed uscì.
<<Uff, che pizza, mai una volta che si trovi parcheggio qui sotto! E io ora come faccio! Con tutti i giri che devo fare>>. Era un’ora che cercava posto ed era quasi tentata di lasciare la macchina davanti ai cassonetti quando li vide: Monica e il verme che uscivano da un caffè. Lui stava addentando un cornetto integrale e scherzava con lei imboccandola contro voglia.
Giulia si sentì bruciare dalla gelosia. <<La vendetta non serve…>> , le disse una vocina nel cervello. <<Chi può dirlo? E poi non è vero che non serve, servirà a farlo tornare da me…>>.
Tamburellò le dita sul volante poi accese il motore e ripartì diretta verso ponte Milvio.
Rossini: una delle pasticcerie più raffinate della città. In vetrina interi paesaggi di marzapane, fiumi di cioccolata bianca, vulcani di cioccolata ripieni di lava allo zabaione, alla fragola e alla nocciola. Giulia spense il motore e si guardò nello specchietto retrovisore. << Se decido di fare questa cosa la devo fare per bene, non posso presentarmi da Fabio conciata così.>> Con un gesto rapido si sciolse i capelli lasciandoli ricadere sulle spalle, poi prese il necessaire dalla borsa e cominciò a truccarsi. Andava già meglio. Il vero problema ora era l’abbigliamento. La maglietta, bianca e corta sopra l’ombelico, poteva anche andare, il problema erano i pantaloni della tuta: erano pesanti e neri, non erano neanche di quelli trendy che portavano le ragazzine. L’occhio le cadde sulla busta di sua cognata. C’erano dentro i suoi jeans. La macchia d’inchiostro era solo sul passante e con la felpa legata in vita non si sarebbe vista. Stando ben attenta a non farsi vedere Giulia si cambiò, poi con gli occhiali da sole tra i capelli e l’mp3 al collo entrò da Rossini e con un solare <<ciao Fabio!>>, ne salutò il proprietario.
Giulia fissava a tratti il portone di casa di Monica e a tratti il suo orologio. Le 19:25. Stava per tornare dal lavoro. Aveva la gola secca per l’emozione. A distanza di un mese stava per contemplare i frutti del suo operato. Certo senza l’aiuto di Fabio nulla sarebbe stato possibile ma ora il suo timore più grande era che fosse andato tutto a monte. L’arrivo della sua ex migliore amica però le confermò che le cose erano andate esattamente come previsto…
Due erano le cose che il suo ex non sopportava: i tradimenti e le sfondone. Quelle donne che mangiano ed ingrassano senza ritegno, mettendosi in bocca intere porzioni di cibo senza masticare, senza neanche assaporare quello che mangiano.
L’idea l’era venuta quel giorno che li aveva visti scherzare con il cornetto di lui. Povero ingenuo! Non era certo quello il tipo di dolce da offrire a Monica. Per lei lieviti, crostate, biscotti, non rappresentavano una tentazione. Erano le creme, i bignè, le mousse, le torte a rappresentare una
vera e propria passione. Si tratteneva perché fissata con la linea ma davanti alla creazioni di Rossini le sue barriere crollavano. Insieme a Giulia avevano riso di quella debolezza, e siccome i dolci di quel pasticcere erano, oltre ai più buoni, anche i più cari della città, avevano stabilito che ogni anno, per il suo compleanno, Giulia avrebbe regalato all’amica un dolce a sua scelta. Era una tradizione che andava avanti da anni ormai. Una tradizione che aveva permesso a Giulia di conoscere Fabio…
Un dolce di Rossini al giorno per un mese, tutti firmati “il tuo ammiratore più fedele”. Trenta dolci che lei, con il suo misero stipendio da segretaria non si sarebbe mai potuta permettere.
Guardando “l’amica” pensò che la prima parte del suo piano aveva funzionato anche troppo bene. Non solo era ingrassata a dismisura ma aveva assunto un’aria sciatta e dimessa. Chissà se anche la seconda parte del piano era andata a buon fine. Chissà se quel gran figlio di buona donna aveva trovato i bigliettini, se gliene era importato qualcosa di vedere la sua donna ridotta in quello stato e per di più a causa di un altro uomo…
Lo squillo del cellulare la distolse dai suoi pensieri. Vide il nome dell’infame lampeggiare sul display. Con un sorriso rifiutò la chiamata, ingranò la prima e si avviò verso casa.
M.T.





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