Sul set di Stefano Calvagna
Ah! il set...
a Via Libetta stammattina c'era il grande Stefano Calvagna a girare, in una discoteca vicino il Goa, una scena de "Il lupo", storia di Liboni, l'omicida freddato dai carabinieri a Circo Massimo.
AaaaH! IL SET!!!
Arrivo, bici, walkman e Ray Ban, e subito incontro la cara Raffaella (di scuola di cinema), segretaria di edizione e prezioso contatto. Sorride, aspetta seduta, vado da lei e la saluto. Intorno, il cast tecnico più o meno indaffarato, saluto chi conosco e mi siedo con lei.
Era un pò che non la vedevo ed è sempre bellissima come una giocatrice di pallavvolo.
Stefano è dentro.
Entro.
Sosteggio fuori raggio delle operazioni, ma si sa, sul set se non hai qualcosa da fare sei sempre d'impiccio. Quindi faccio capoccella e lo vedo, Stefano è con Massimo Bonetti e gli chiede di provare la scena.
AAAAAAAAARGGGGGHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!! IL SEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEET!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Esco, rientro, faccio capoccella, saluto i tecnici, riesco, rientro, rifaccio capoccella e Stefano mi nota.
Riesco, rientro.
Stefano sembra libero, è sempre con Massimo, ma parla con un terzo. Mi avvicino e lo saluto. Che grande. Mi guarda con affetto ed è molto gentile. Intanto mi presento a Bonetti e gli faccio i complimenti con la mano sul cuore.
Dico un paio di frasi a Stefano, gli sorrido, lo saluto e lui mi stringe la mano.
Non vedo l'ora di lavorare di nuovo con lui. Il regista più coraggioso che abbia conosciuto.
Uscendo saluto gli amici e soprattutto saluto e ringrazio la cara Raffaella che stammattina mi ha mandato l'sms con l'indirizzo del set.
Il SET.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARGHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!
marcovalerio
LENTAMENTE MUORE
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
il colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore
e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore
chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
che il semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
(Pablo Neruda)
da Ilaria





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