La ragazzina mette il profumo

Finalmente il nuovo anno!
Ok, come avrete sicuramente intuito, leggendo tra le righe del mio ultimo post, non sono una grande fanatica del Natale, ma il Capodanno…IL CAPODANNO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
No dico, parliamone. Il discorso va al di là delle bevute degne di nota, dei fuochi d’artificio memorabili, del fatto di accompagnarsi delle persone che hanno reso speciale il nostro ultimo anno della vita.
E’ qualcosa di più…Che cosa c’è di meglio che chiudere la porta sull’anno appena trascorso e iniziarne uno nuovo? Se l’anno appena trascorso è stato bellissimo si comincia quello nuovo con l’aspettativa che questo sarà anche meglio. Se ha fatto schifo be’, niente ci impedisce di chiudere la porta sul passato e spalancare un portone sul presente.
C’è qualcosa di magico nell’aria. Per me è così. C’è chi sente la magia del Natale, io sento quella del capodanno. Inizio il 27 di dicembre leggendo tutti gli oroscopi possibili e immaginabili e scegliendo, ovviamente, quello che mi piace di più. Intorno al 28-29 inizia la mia ricerca di qualcosa di carino da inaugurare il primo dell’anno. Può essere qualunque cosa: una candela, una tazza, una maglietta, un pigiama,un accendino, una penna, una forchetta, un boomerang… Basta che io la senta mia e che urli: <<anno nuovo in arrivo, salutare quello vecchio!!! >>.
Intorno al 30-31 c’è la mia parte preferita. O meglio, ora che sono “adulta” è la mia parte preferita, da ragazzina la odiavo: IL BILANCIO. Certo, vista così fa paura, fa pensare al bilancio economico, o a quello sentimentale, che a volte è molto più gravoso…Poi, quando sei bambino ti riempiono la testa co’ stì “buoni propositi” (qualcuno mi piega che vuol dire? Cioè è come chiedere a qualcuno che intenzioni ha!). Adesso è tutto diverso. Quando l’anno finisce mi chiedo che cos’è che manca alla mia vita, se ho ancora un desiderio da realizzare o anche solo un capriccio da soddisfare e da quel momento faccio tutto ciò che è in mio potere per riuscirci. E’ così che , purtroppo per voi, è cominciata la mia avventura con il CINEMA, per realizzare un desiderio mai sopito che ha brindato con me all’inizio di un nuovo anno
Vorrei che il mio augurio per tutti noi fosse questo: diamo voce, corpo, anima e forma ai nostri desideri, laddove non esistono regole inventiamole e a mezzanotte pensiamo di brindare tutti insieme. I nostri pensieri messi insieme faranno un’unica forza. BUON ANNO GENTE.
M.T.
CADREMO BALLANDO
Smaltita la paura di essere felici, per aver riincontrarato i parenti che sono il nostro specchio, per esserci confrontati con la morte per via delle assenze al tavolo di famiglia, per aver realizzato che il tempo passa e gli zii incanutiscono, per aver fatto i conti ed aver constatato che nel nostro portafogli manca un altro anno, il Natale, forse la festa più importante dell'anno, ci lascia in mattine sospese in un limbo temporale che non appartiene più al 2006 e non appartiene ancora al 2007.
Ognuno, se non l'ha ancora fatto presto lo farà, metterà a bilancio entrate ed uscite esistenziali e forse avrà il coraggio di sbirciarne il risultato.
Tempo di mal di stomaci per le stramangiate, di mal di teste per le strabevute, di fibrillazione di anime per la brama di futuri.
Mi ricordo, qualche anno fa, non c'era ancora MTV, c'era VideoMusic, c'era un nuovo cantante italiano, che giocava in un video piuttosto povero, sebbene carico di una energia coinvolgente e di un ottimismo controcorrente. Il cantante, che negli anni successivi diventerà uno dei più importanti del panorama italiano, nonché amante del cinema e regista, si chiamava Ligabue, ed il video si intitolava: "Balliamo sul mondo". Mi piacque subito. Mi piacque soprattutto la gioia vitale che trasmetteva, con la sua faccia da pellerossa e i suoi stivali da cow-boy.
E' un pò di quella gioia vitale, di quell'incauto ottimismo, di quella energia briosa, che stamattina mi piacerebbe trasmettervi...
BUON FINALE DI ANNO A TUTTI VOI AMICI MIEI!
mattovalerio
Più incazzata di Paperino

<< ODIO QUESTA CAZZO DI FESTA!>>. Le mie stesse parole riecheggiano nella testa svegliandomi di colpo. E’il 24 i dicembre e sono sul treno. E’ il 24 di dicembre e tanto per cambiare sono arrabbiata con il Natale. Non ne faccio solo un discorso di consumismo ma di vera e propria sfiga. Tutte le cose più brutte mi capitano sempre in questo periodo. Non che con il mio compleanno vada meglio… Considerando che Pasqua non mi piace, si può dire che non festeggio più un cazzo. Anche quest’anno purtroppo non ha fatto eccezione e le brutte notizie sono arrivate puntuali come ogni anno, trascinandosi dietro una serie di “sfighe” minori.
Guardo fuori dal finestrino: Monte San Biagio. La prossima fermata è la mia. Ho il collo teso e sono un fascio di nervi. Ripenso alla rabbia di quella mattina, ai giorni appena trascorsi. Avevo lasciato il cd di Samuele Bersani in giro e il gatto l’aveva irrimediabilmente rigato. Prendendola con filosofia avevo optato per il duetto Elisa-Ligabue ma a distanza di pochi minuti mi ero ustionata
con il caffè.Tre quarti d’ora di traffico sulla flaminia non avevano certo migliorato le cose. E così, quelle parole avevano segnato il mio ingresso in redazione.
I giorni precedenti non avevano mica rappresentato un idillio: Domenica ero entrata carica di cassette in sala di montaggio per comunicare al montatore i time code dei gol della champions.Il giornalista incaricato del pezzo mi aveva chiesto un consiglio sulla musica. Non avevo fatto neanche in tempo ad aprire bocca che il montatore in questione aveva detto << Scusa ma lei non ha voce in capitolo, perché per contratto è tre livelli sotto di me>>. Ho poggiato con rabbia le cassette sul tavolo e ho risposto: <<Vedi caro, ero venuta per darti i time code dei gol e facilitarti il lavoro ma visto che sono tre livelli sotto di te faccio tre passi indietro e non ti dico un cazzo!>>
Da quel giorno le “sfighette”, come le chiamo io , si sono moltiplicate. Ero un misto di sfiga e rabbia, proprio come Paperino.
Fare i regali nelle poche ore libere che avevo è stata una vera e propria agonia. Sono arrivata al turno infrasettimanale del mercoledì che ero l’ombra di me stessa: affamata e stanca perché non dormivo da giorni. In cuor mio avevo ringraziato l’ottimizzatrice per la sua decisione di anticipare la consegna dei cestini alle 19:00. E invece…Invece non avevo fatto i conti con il nostro “adorato”direttore di produzione, che aveva intercettato la consegna e li aveva regalati alla squadra per farsi bello. <<Ehhhh, che sarà mai!!!>> , erano state le sue parole di replica. Niente scuse, neanche un accenno di pentimento. Non ho resistito: << tu mi fai un gran pena lo sai? Perché per ottener un minimo di consenso da queste persone hai avuto bisogno di commettere un furto.Sì,perché questo è un furto, chiamiamo le cose con il loro nome.>>
Per non parlare del giorno dopo: una tranquilla mattina di shopping natalizio si era trasformato in una tragedia.greca. E a me Paperino m’era sembrato un dilettante
Venerdì ero esplosa . E non mi ero limitata a quell’esclamazione. Ero andata oltre. Erano le 20:00 e avevo appena spento il computer, quando il mio capo mi aveva guardato e sorridendomi mi aveva chiesto: perché non rimani fino alla fine delle partite di serie “b”, così ti assicuri che vengano registrate.>> Ero in ufficio dalle 10 e dovevo arrivare fino a San Giovanni. Non c’ho visto più.
Nella mia testa si sono sovrapposte varie voci:
<< Sei tre livelli sotto di me…Mira dritta al cuore…Che sarà mai…>> Che cazzo ci fa Samuele Bersani nella mia testa? Devo rispondere al capo…<<Rispondi al capo, cazzo, non vedi che ti sta sorridendo? Il sentire fa rumore, fa rumore camminare tra gli ostacoli del cuore…>> bene, sto impazzendo, Ligabue mi mancava! La collega nuova mi guarda come dalla mia risposta dipendesse tutta la sua vita, e io vorrei sorridere e rimettermi seduta, ma ho le labbra stranamente pesanti.
<< Allora, ti decidi?E allora spara, spara, spara amore…>>
<<Sai che c’è capo? Perché non ci rimani tu a seguire la serie “b”?>> e su queste parole prendo il cappotto ed esco.
Finalmente la mia fermata, raccolgo le mie cose e il borsone pieno di regali che ora non mi sembrano più “giusti”come al negozio, e scendo.
La cognata di mio fratello, una ragazza con una cascata di ricci biondi, mi viene incontro tutta sorridente. Indossa un vestitino nero molto carino. Girando su sé stessa mi dice: << visto? Mi hai trasmesso la tua passione per il nero!>> Fantastico, davvero fantastico! Il berretto di lana che le ho preso è bianco, uno dei regali è già sbagliato! Eppure mio malgrado, mi viene da ridere e le labbra non sembrano più così pesanti.
M.T.
TANTI AUGURI!

Finalmente Natale!
Tempo di punti della situtazione...dal 24 al 31 è un periodo in cui si rallenta, si mangia forte e si beve bene...Tempo di lunghi sonni ristoratori, di pensieri per le persone care e di speranze per il nuovo anno.
Quindi senza tanto dilungarmi esprimo per tutti voi lo stesso augurio di Stella:
Che il prossimo anno sia l'anno della raccolta per chi ha seminato molto...
Vi amo
marcovalerio
Momenti
Momenti, tasselli incastrati tra loro, raccolti nell’universo, inafferrabili, impercettibili, impalpabili.
Difficile capirlo con una mente razionale!
Alcuni sono così belli ed entusiasmanti, ma talmente brevi che non si lasciano neanche sfiorare.
Altri invece sembrano senza fine, quasi eterni e, quando cala in noi la notte sembra proprio che l’alba non voglia mai sorgere.
Forse è una legge dettata da qualcuno!
Qualcuno che da sempre muove i fili della nostra vita, che ci ha insegnato, a nostra insaputa, a gioire per una carezza o a piangere per uno schiaffo.
Forse è semplicemente lo scorrere della vita, del tempo!
Ogni momento, bello o brutto che sia, prima o poi finisce, prima o poi l’alba diventa tramonto, prima o poi il sole diventa luna…lasciandoci comunque qualcosa, qualcosa per cui è valsa la pena viverlo fino in fondo, qualcosa di cui parlare…comunque… qualcosa da ricordare.
Ricordare è un po' come viaggiare!
Ognuno di noi ha un suo ricordo, ognuno di noi ha un suo viaggio.
A volte esce fuori da sé, inaspettatamente, inavvertitamente.
Altre volte invece bisogna crearselo…
…e, forse qualche volta, vale proprio la pena viaggiare!
GUIDO
W. J. Goethe
Tutto quello che puoi fare,
o sognare di poterlo fare, incomincialo.
Il coraggio ha in sé genio, potere e magia.
Incomincialo adesso.
ALESSANDRA
E' NATALE!

Si , lo so, non è pasqua, è natale. Fin quì ci sono...
Ma che vi devo dire, da qualche anno il natale è diventato una croce (per questo la tavola di PAZ in testa al post). L'unica cosa positiva rimasta è riincontrare e fare discorsi con gli zii ai quali volevamo assomigliare da giovani, farci grosse panze con le cucine delle zie delle quali ci innamorammo, riabbracciare i cugini che condividono le nostre facce e stare con loro in un posto sicuro.
A parte il fatto che non ci sono più le vacanze, le cose che mi scocciano di più sono, il disagio di fronte all'obbligo dei regali che non sono mai all'altezza degli affetti e la mesta presa di coscienza di non conoscere affatto nè i gusti nè i desideri delle persone che più si ritiene d'amare.
Sono questi i frutti di una società imbecille. Non è vero che consumare produce ricchezza. "CONSUMISMO" si capisce subito che è un comportamento che non porta lontano, anche senza consultare il vocabolario.
Le religioni decadenti si servono spesso dei sensi di colpa per approfittare delle persone , pensate al cattolicesimo nei confronti del sesso e pensate al consumismo nei confronti degli affetti, è la stessa cosa.
Ecco che sono anni che combatto il senso di colpa nei confronti del piacere che mi instillorno i padri gesuiti che mi hanno cresciuto, che ritrovo un'altra religione a darmi la colpa di essere povero.
Rivendico i miei diritti alla povertà e alla libertà dai sensi di colpa.
Rivendico altresì il diritto ad una religione intelligente che soddisfi il mio bisogno di assoluto.
Rivendico, rivendico, rivendico.
mastinovalerio
ABEL FERRARA

"L'ultima delle mie preoccupazioni è chi andrà a vedere i miei film".
(Abel Ferrara)
Abel Ferrara: un regista contro....che entra dentro le menti degli
spettatori e le colpisce violentemente nel bene e nel male!Che se ne
frega, come dice lui stesso, se in America le censure devastano i
suoii film, che se ne "fotte" se i suoi film non sono per tutti e se
turbano le casalinghe di Beverly Hills. Lui non scende a compromessi,
questo è certo, è un regista che entra nelle viscere,come pochissimi
nel cinema mondiale: in questi anni ha toccato livelli così estremi
come solo David Cronenberg e David Lynch hanno saputo fare.
Lo stile scarno e mai scontato, mette in scena storie esasperanti di
paranoia urbana con lo scopo di turbare e spiazzare chi è disposto a
calarsi nei panni dei personaggi; il poliziesco metropolitano è il
tramite; ambientazioni oscure, non solo nelle situazioni e nei
personaggi, ma nelle scenografie (studiando nei particolari, le
giornate di sole nei suoi film, sono pressoché assenti) e
un'eccellente direzione degli attori per una veridicità d'espressione
incredibile. Metà italiano e metà irlandese, schivo e alieno alle
pubbliche relazioni, Abel Ferrara visse nel Bronx, a New York, fino
ai suoi tredici anni. Rabbia e oscurità invadono lo schermo
raccontando, mettendo da parete ogni forma di diplomazia , la
peggiore realtà sociale contemporanea. I suoi personaggi, assoluti
anti-eroi, appaiono stritolati senza rimedio da un destino gramo,
misero, triste che loro invano tentano di cambiare, divincolandosi
nel vuoto della loro solitudine, senza via di scampo, senza
giustizia, senza consolazione o pietà alcuna.
Dopo alcuni episodi della serie "Miami Vice" e "Crime Story", il
primo lungometraggio "The Driller Killer", ne gira un secondo nel
1981: "L'angelo della vendetta", ambientato in una New York malefica
dove regna soltanto il peggio dell'inquietudine metropolitana, tema
che sottolineerà sempre nei suoi film, riallacciandosi poi
idealmente a "Taxi Driver" di Martin Scorsese. La storia narra di una
donna, violentata due volte di seguito, che riesce ad uccidere il
secondo stupratore! Qui un cammeo di Ferrara, nella parte del primo
stupratore, che poi, come tanti altri grandi registi, comparirà anche
in altre sue pellicole.
Del 1984, con tematiche affini, esce "Paura su Manhattan". Poi "Crime
Story-Vite sbagliate" la città che fa da sfondo alla storia è
Chicago. Poi "China Girl" del 198:I venti minuti iniziali debbono
necessariamente essere ricordati nella storia del cinema: notevoli e
claustrofobici gli inseguimenti in vicoli cupi e in discoteche
inquietanti. Il seguente "Oltre ogni rischio" è stato ripudiato da
Ferrara per le manipolazioni imposte dalla produzione; rimane
comunque un buon thriller.
Meccanismi sempre più raffinati per "King of New York" del 1991. Egli
ottiene per la prima volta, l'apprezzamento della critica che si
traduce in successo commerciale. Merito anche della stupenda
interpretazione dell'attore protagonista Christopher Walken nella
parte del gangster Frank White. Verrà detto a proposito del film: "Il
suo stile quasi impressionista, dà al film tutta la sua forza,
immergendo lo spettatore nella disturbante sensazione d'esserci". Con
il duro e difficile "Il cattivo tenente" del 1992 un Ferrara ormai
cineasta di culto ci presenta un lavoro viscerale dove, morta la
speranza, imperversano disperazione e oppressione. Interpretato da un
grande Harvey Keitel, nel ruolo di un poliziotto perverso e drogato,
questo film, secondo numerosi critici,avrebbe meritato l'Oscar della
sgradevolezza.
Il regista, al fine di dilatare e amplificare la sgradevolezza
visiva e morale ancora più a fondo, rende "Occhi di serpente"
probabilmente l'opera più affascinante. È un film nel film, girato
raccontando di un set dove ben presto si perde la bussola di quella
che è la storia reale, c'è una sorta di surrelismo- reale che si
confonde sempre più con la finzione. Magistrale l'incursione nel
fantastico di "Ultracorpi-L'invasione continua", un lavoro su
commissione, nel quale comunque il cineasta mette il suo zampino
personale soprattutto per la stupenda fotografia e le opprimenti
tenebre.
L'inedito in Italia "The Addiction", cupo e esasperante, racconta una
storia in bilico tra violenza, tossicodipendenza e vampirismo. I
distributori italiani lo scartarono, rifiutando solo l'idea di una
possibile distribuzione sul territorio nazionale! Sorte diversa per
il successivo "Fratelli" del 1996, che sul mercato americano è uscito
con un più convincente ed esplicativo titolo, "The funeral". Un
importante cast per questa storia di vendette familiari degna della
saga de "Il Padrino" di Francis Ford Coppola. La violenza colpisce
così tanto che resta difficile riuscire a soffocare la rabbia. Questo
film si discosta notevolmente dalla scorrevolezza narrativa e
concettuale della trilogia coppoliana: un finale teso con scene di
"straordinaria e feroce bellezza" che suscita nello spettatore una
rabbia amara. Il protagonista, Christopher Walken, racconta del
lavoro con Ferrara come un qualcosa di creativo e stimolante, in cui
molte cose vengono lasciate all'improvvisazione senza però mai
abbandonare la "disciplina" del film. In "The Blackout" si racconta
di una star assediata dal suo stesso successo mentre per "New Rose
Hotel", la messa in scena fortemente suggestiva è arricchita, ancora
una volta, dalla superlativa recitazione di Christopher Walken,
Willem Dafoe e Asia Argento.
Ferrara è un autore unico che lavora per se stesso. Da indipendente,
è entrato nel sistema cinematografico americano scavalcandone tutte
le convenzioni e anzi, di queste se ne arma per costringere il
pubblico a seguire le sue ossessioni. Le sue opere sono
particolarmente difficili e impegnative, tanto da costringere lo
spettatore, talvolta, a doppie o triple visioni per poterle giudicare
e incamerare.
Alessandra
sfogo
La maschera di Topolino sorridente mi si è squagliata sulla faccia colandomi sul petto passando dal collo.
Nessun motivo neanche apparentemente morale per sentirmi male, rivendico la mia più totale inadeguatezza e mi faccio errore.
Spargo per la stanza fogli di giornale e scarpe desolate, allineo fiammiferi per terra e mi rimordono i giocattoli rotti.
Non ho mai desiderato essere normale, tranne oggi. Non ho mai voluto l'automobile, tranne oggi. Non ho mai dato valore al denaro, tranne oggi. Non ho mai sperato di essere sposato, tranne oggi. Non ho mai voluto lavorare da impiegato, tranne oggi. Non ho mai cercato di credere alla realtà, tranne oggi. Non ho mai ritenuto importante essere accettato, tranne oggi. Non ho mai aspirato alla stabilità, tranne oggi.
Ho la bocca e bestemmio.
mostrovalerio
CHANGEOVER
Tutti questi cambiamenti…ma chi li ha decisi?
Potevano pure avvertire cavolo…ma tu lo sapevi? Sei stato avvertito?
Mandano lettere su lettere per dirti chi devi votare e poi, non ti avvertono che tutto sta cambiando.
E come me chissà quante ce ne stanno…persone distratte che si ritrovano un giorno a dover fare i conti con i cambiamenti…ma chi cavolo li decide sti cambiamenti?
E’ come mettere uno del venti davanti ad un pc…vaglielo a spiegare…sistema binario…window....internet…alt ctrl canc…arial narrow…Bill Gates…
…io non sono del venti, però!!!
Dopo anni di voluto assenteismo decido di andare ad un concerto…ho voglia di sentire di nuovo quell’atmosfera, il sapore, l’odore del concerto. Ho voglia di lasciarmi andare.
Ho voglia di tuffarmi e rimanere per un po’ sott’acqua…di tornare nel limbo…questo per me vuol dire concerto.
Invece…eccolo lì!
Mi aveva infastidito fin troppo…saranno ormai una decina di anni…onnipresente…al cinema, al ristorante, in bagno, in chiesa, persino mentre facciamo l’amore!!
Al concerto però no…cavolo…non in quel modo!!!
…La chitarra sta facendo sentire sempre di più la sua voce…è diversa dalla nostra…sa essere benevola e ribelle nello stesso istante, nella stessa nota…la macchina del fumo…laggiù le luci…prima blu, poi rossa, stanno facendo il loro sporco lavoro…tra noi e il palco solo il buio e…migliaia di quadratini bianchi, migliaia di fastidiosissimi led luminosi ed altrettante braccia alzate al cielo puntate verso il palco…foto… filmati.
Con disappunto rimetto l’accendino in tasca, con lui, tutta la mia poesia e… mi domando, ma chi ha deciso tutti questi cambiamenti?
E quante altre cose non so, non conosco? Che altro dovrò scoprire?
Un giorno mi risveglierò e dovranno spiegarmi chissà quale marchingegno, qualcuno mi dirà che col pc si può addirittura fare del sesso….forse è già così…ma intanto, potevano avvisarmi che al concerto non si usa più accendere l’accendino ma, il cellulare.
Tu lo sapevi?
Io no, sapevo che non si può più fumare al chiuso, che il sabato sera non posso andare al centro con la macchina e, che se voglio una birra in bottiglia a Campo de’ Fiori me la posso pure scordare.
Questo sì…ma la storia dell’accendino no.
Tecnologia! In fondo si tratta di tecnologia, vaglielo a spiegare al barista che tutte le mattine deve togliere la bustina dello zucchero dai piattini del caffè…vaglielo a dire che è all’avanguardia…una volta bastava mezzo cucchiaino…oggi mezza bustina…e l’altra metà? Ce lo spiegheranno un giorno…quando insieme all’ossigeno, all’acqua, al petrolio, ai ghiacci, alla foresta amazzonica, ci dovranno dire perché manca lo zucchero.
Poco male…tanto abbiamo il telefonino.
Guido.
Sabato
Sabato mi sveglio a casa dei miei amici.
Filippo, la notte, con un trucco, mi aveva trasferito dalla poltrona al letto, la ragazzina alla mattina si era alzata per bere, io infreddolito mi raggomitolavo.
Le mattine mi vengono certe frasi che certe volte non ci credo nemmeno io a quanto sono coatto...
Federica mi chiede: "Marco, ci stai bene con noi?...", tutto quello che devo fare è abbandonarmi alla sensazione. Lo faccio e le rispondo: "Mi sembra di essere rinato in un mondo migliore." e ci abbracciamo delicatamente...
Oppure a Filippo, mentre stavamo parlando di fiori recisi, per spiegargli come vivo la bellezza della recisione, riesco ad inserire: "L'eternità non rientra nei miei progetti...".
Così mi escono...
E così faccio un pò tutto il giorno...
Come quando con le mie amiche intoniamo "Nel blù dipinto di blù" e "Il cielo in una stanza" su via Labicana.
Mentre racconto a Valeria tutte le coattate più famose che ho fatto...
Come quando confesso alla ragazzina che è la persona più bella che abbia incontrato in vita mia.
Niente, mi escono così quando mi sento leggero e sincero...
marzovalerio
Cerberi
Rientro ora dopo tre giorni di festeggiamenti per la Laurea della ragazzina con la bici (che ora è a tutti gli effetti: critica cinematografica).
Venerdì mi è successa una cosa allucinante...
Un bel gruppo di persone, ci presentiamo in un locale per un techno-house-party. Spavaldo e romanesco come un carciofo, mi metto a disposizione dei buttafuori.
Che cosa si sono inventati questi supertecnologici bodyguards?
IL METAL DETECTOR.
Le teste sono tre : Lo straniero bello che parla italiano, Lo spezzaossa balcanico e il capo dalla testa piccoletta. Al mio: "Ma che te credi che vengo a ballà cor pezzo?" il testolino mi mostra, dicendo di averlo sequestrato, un coltello a serramanico, che mi suona subito un tantino intimidatorio.
Non appena il bello inizia a perlustrarmi, il suo giocattolone si attiva in un frinire elettronico ed un accendersi di led. Cosa porterò mai, mi chiedo, ed inizio a svuotare le tasche. Dopo la quinta o sesta perquisa tecnologica, dopo che, diligentemente, avevo apparecchiato tutte le mie robe sul tavolino degli sgherri, scopriamo che a suonare sono i bottoni di ferro del mio giubbetto da coattone.
Mi sento offeso. Spogliato. Il bello miguarda come per dire :"Ammazza quanta roba porti...". La rabbia mi fa parlare italiano con un tono controllato e freddo. Ripongo lentamente tutte le mie cose nelle mie tasche e mi rivolgo allo spezzaossa: "Tutto questo è indecente.", lui non capisce l'italiano, ma capisce la situazione e mi commisera teneramente.
Mi rivolgo al bello, che capisce l'italiano ma non crede alle sue orecchie quando gli dico: "Tutto questo è indecente.", con lo stesso tono. Allora glie lo ripeto: "Tutto questo è indecente.". Il bello, che aveva già capito, ruota la testa verso il capo e con l'aria di un astronauta che chiama Houston accenna un "Abbiamo un problema.".
Conosco già il copione. Non è la prima volta che non passo la selezione in posti di merda. La testolina e il bello iniziano a spingermi fuori, io li acchèto con gentilezza e dignità e mi faccio scortare al cancello.
La dottoressa ragazzina recupera tutti gli amici e ci porta via di lì...
Abbiamo passato una bella notte a bighellonare per S.Lorenzo e tardi siamo tornati tutti a casa per sprofondare nel sonno.
La festa, a detta di chi ci è stato, era una merda...
A quanto pare, manifestare i propri sentimenti, merita l'esclusione.
Per fortuna.
marcomale
Sweet and betrayer
Nella sua prima apparizione in “Friends” Jennifer Aniston entrava in un bar con indosso il suo abito da sposa, si sedeva su uno dei divani del locale e ordinava un caffè, accompagnato dal “sweet and low”.
Mi piace questa parola: ricorda un motivetto, una ballata, un bicchiere di passito e un cestino di fragole. Mi fa pensare a “slow dancing” degli U2 o a “sunrise” di Nora Jones. Non mi viene certo da pensare che sai la parola inglese per “ dolcificante”.
Ed eccoci qua: un gruppo di artisti, o aspiranti tali, riuniti intorno al tavolo di casa mia. Ci confrontiamo ,ci parliamo, a volte discutiamo ma finiamo sempre per essere d’accordo, perché mossi dallo stesso fine, dalla stessa passione.
E ad un tratto, da una certa ora in poi, entra in gioco lui, colui che tutto sa e vede, rivelatore di verità nascoste: il Dio Bacco. Ieri sera si è presentato a noi sotto forma di “fragolino”, il vino delle donne, dolce e traditore.
Artefici della sua venuta: la sottoscritta(po,po,po), l’uomo che mi portò a cine città e la solarissima trentina.
Il suo arrivo ha causato un dolce scompiglio e i nostri menestrelli linguisti hanno preso a tradurre “dolce e traditore” in tutte le lingue che conoscevano (o che facevano finta di conoscere). E a me è venuta in mente quella parola: “ sweet and low.”
Sweet and betrayer… Come si fa ? In fondo anche il vento è traditore: inganna gli alberi facendone ondeggiare la chioma dolcemente. Poi, quando le sue foglia sono appassite, le spazza via con un colpo solo. Sweet and betrayer… Il mandarino, col suo essere a volte aspro, a volte dolce, è un abile ingannatore.
Dolce e traditore, Sweet and betrayer… E Naufragar m’è dolce in questo mar . M.T.
La Pantera Rosa
L'orologio a pendolo del salotto scandiva le 5. Claudio si levò gli occhiali, ripiegò il giornale e se lo mise sulle ginocchia. Sarebbe anche stato un bell'uomo se il suo aspetto non fosse stato così palesemente comico. A soli trentratrè anni se ne andava in giro con i pantaloni a vita alta stile Fantozzi, le bretelle, la camicia bianca e un papillon al collo. Di quei ridicoli farfallini ne possedeva un'inifinità, tutti nelle diverse tonalità del rosso. Se li faceva arrivare da un piccola fabbrica di una paesino sperduto in India. Era l'unica a farli così bene.
Quello che aveva scelto quel giorno era il suo preferito: di seta amaranto lavata. Gli dava quell'aria da intellettuale apparentemente tranquillo che sotto le lenzuola te ne fa vedere di tutti i colori. O almeno questo era quello di cui lui era convinto... Le 5:15. Perchè Gloria non tornava?
<<Ecco, lo sapevo! E' successo di nuovo...>> Ogni volta era la stessa storia! Sicuramente dopo la scuola si era offerta di tenere il bambino di una delle madri, desiderosa di andare al cinema o dal parrucchiere con un'amica. Niente di grave, per carità, solo che poi o Gloria portava il bambino alle giostre, facendo tardi, oppure lo portava a casa a far merenda. In tal caso la situazione era anche peggiore. Il pargolo si mangiava tutta la sua marmellata di uva spina fatta in casa, quella che sua madre inviava apposta per lui dal paese. Eppure lui davanti ai capelli color del grano di Gloria, davanti alla sua pelle che profumava di talco e muschio bianco, non riusciva proprio a dire di no.
L'insistente suono del campanello lo riportò alla realtà. Forse Gloria aveva dimenticato le chiavi. Invece, quando Claudio aprì la porta si trovò davanti agli occhi un bambino.
Un bambino tutto solo, senza Gloria nè nessun altro adulto accanto. <<Che bambino buffo!>>, pensò Claudio.
<< Ha le orecchie e gli occhi più strani che io abbia mai visto. Anche il profilo è leggermente bombato.Mi ricorda qualcosa, o qualcuno. Ah, sì quel cartone che guardavo da piccolo... La pantera rosa, ecco.>>
<<Smettila>>, disse il bambino guardandolo con aria seria e compunta.
<<Di fare cosa?>>
<<Di pensare che assomiglio alla pantera rosa. E per la cronaca: se io sono uguale alla pantera rosa tu sei uguale all'ispettore Clouseau.>>
<< Primo, non è vero e secondo, Peter Sellers era un bell'uomo, metre invece una pantera rosa tutta non si è mai vista!>>.
Entrambi si guardarono fronteggiandosi poi, con aria offesa, si girarono dal'altra parte. Sempre "fermo nelle sue posizioni" da uomo maturo qual'era, Claudio disse al bambino: <<Suppongo tu sia qui per Gloria.>>
<<Veramente sono qui per ricattare te.>>
<<Piccolo delinquente, come osi! Guarda che...Ok, ok, stiamo calmi, questa conversazione sta sfiorando il ridicolo, anzi, l'ha superato di gran lunga.Senti, bambino, tu sarai anche uguale alla pantera rosa, ma io non sono l'ispettore Clouseau, non mi farò fregare facilmente. E poi, che storia è questa? Ricattarmi, che idea! E con cosa?>>
<<Vai a controllare il cassetto dei papillon.>>
<<Si può sapere di cosa stai parlando?L'ho controllato stamattina prima di uscire di casa ed era tutto a posto.>>
<<Io invece dico che quello che hai al collo è l'unico papillon che ti resta.>>
Claudio si diresse con fare deciso verso il comò della camera da letto, aprì l'ultimo cassetto e con sua grande sorpesa lo trovò vuoto.
Con lo stesso passo deciso tornò dal bambino, l'afferrò per il bavero della giacca e gli disse: <<Sono laureato con 112, voto creato apposta per me, sono stato l'unico studente italiano ad usufruire di una borsa di studio dall'asilo all'università. Tutti gli anni il presidente della repubblica in persona mi chiama per farmi gli auguri di Natale.Ora dimmi: cosa vuoi da me?>>
<<La tua marmellata di uva spina. Non tutta, solo un po', spalmata su una bella fetta di pane e burro. Ah, burro danese, mi raccomando.>>
<<Solo questo? Poi prometti che mi restituirai i miei papillon?>>
<<Eh! Tutti, che pretese! Uno.>>
<<Uno?>>
<<Mmm...Sì, uno, uno! Che sei sordo? Domani torno: altro panino, altro papillon.>>
Sbuffando Claudio si avviò verso la cucina. Chissà cosa ci trovava sua moglie nei bambini! Esserini viziati, anticipatici, che assomigliavano ad inquietanti personaggi dei cartoni e che si permettevano pure di ricattarti.
<<Ecco il tuo pani...Che fai, levati le dita dal naso, non te lo mangerai mica ora, vero?>>
<<Perchè no? Così è più saporito!>> e su queste parole, il bambino uscì.
Il giorno dopo Claudio si stava godendo un tranquillo thè con sua moglie, quand'ecco, alle 5.15 del pomeriggio sentì suonare il campanello.
<<Aspetti qualcuno, amore?>>
<Già, putroppo me n'ero dimenticato.>>
Incuriosita Gloria seguì il marito fino alla porta. <<Che strano bambino. Perchè ti fissa? Lo conosci?Assomiglia a quel cartone, la pant...>>
<<Sì, sì, lo so, Gloria lo so. Senti è un bambino un po' solo, il figlio di un mio collega che abita qui vicino.>>
<< Uno di voi due mi fa entrare per favore? Non è carino farmi rimanere in piedi sul pianerettolo. Buona sera signora, lei è veramente una bella donna non capisco cosa ci faccia sposata ad uno così.>>, il bambino entrò in casa e sotto lo sguardo incredulo di Gloria si accomodò sulla poltrona.
<< Perchè ieri non hai detto a tua moglie chi ero? Voglio dire quella balla del figlio del collega non stava in piedi. Per fortuna lei adora i bambini e non ti ha fatto domande.>>
<<Senti, già è abbastanza seccante dover sopportare la tua presenza ogni giorno, almeno fammi leggere il giornale in santa pace.>>
<<Sai cosa ti secca veramente? Che a ricattarti sia un bambino piccolo, ecco perchè non hai detto la verità a tua moglie.>>
<<E tu sai qual'è la differenza tra te e la pantera rosa? Che lei almeno ogni tanto si mimetizzava, tu invece non ti mimetizzi mai!>>
Il bambino guardò Caludio con gli occhioni umidi e sgranati, poi, senza dire una parola uscì.
Erano le 5:20 ormai e la piccola peste ancora non si era vista, Claudio si aggirava nervosamente per la casa.
<<Speriamo che si sia solo offeso>>, pensò, <<speriamo che una volta uscito di qui non abbia fatto qualche sciocchezza...Il campanello!>>
Claudio corse alla porta ma una volta aperta vi trovò solo un enorme scatolone con dentro tutti i suoi papillon ed in cima un pupazzo della pantera rosa.
Gloria fissò il marito preoccupata. Erano giorni che si comportava in modo strano. Non mangiava, dormiva poco e quel giorno aveva anche sbagliato a fare il nodo al suo cravattino. <<Caro, che c'è? Sono giorni che non sei più tu.>>
<<Gloria tu lo vuoi ancora un bambino?>>
<<Sì, certo, perchè me lo chiedi?>>
<<No, così...>>
Gloria sorrise, dette un bacio al marito e disse: <<Vado a comprare il latte, così, ce lo facciamo caldo col miele. Farà bene a tutte e due.>>
Ok, forse Claudio non era ancora pronto, forse ci stava solo pensando, ma era un inizio, no? Cos' era un principio della fisica, quello per cui gli opposti si attraggono? Lei lo sapeva bene, era stata la diversità del marito a conquistarla.
<<Ciao Gloria>>
<<Ciao Giuditta. Se non è troppo tardi volevo del latte, del miele e parlare con tuo figlio.>>
<<Te lo chiamo subito.>>
E' proprio vero: gli opposti si attraggono. Suo marito non sarebbe mai rimasto indifferente davanti a quel bambino, l'aveva capito subito. Un bambino speciale, sia nell'aspetto che nei modi. Era proprio quello che ci voleva. Gloria s'illuminò vedendolo arrivare.
<<Tieni tesoro, ecco l'abbonamento alle giostre per un anno. Sei stato bravissimo.>>
<<Grazie...Senti Gloria, diglielo a tuo marito che mi hai visto, sono sicuro che è preoccupato per me. Anche l'ispettore Clouseau si preoccupava per la pantera rosa, no? In fondo la cercava sempre...
M.T.
Ho paura anch'io
"Ho paura".
Marco, rispondi Cristo, di qualcosa...
Rispondi Cristo, Marco, cazzo, riconnetti il cervello marcio che ti ritrovi e dì qualcosa, qualsiasi cosa porca puttana.
"Ho paura".
Niente. Non ho detto niente. Non ho trovato le risorse che ero sicuro di avere per i momenti più tragici.
Non ho detto niente.
Scusa. Non ho detto niente.
Scusami.
Ho paura anch'io.
marco
Ci siamo
Ci stiamo muovendo.
Martedì alle 20.30 ci si vede da M.T.
In culo alla balena a Giampietro dai schinieri luccicanti per i suoi esami.
Ci stiamo strutturando.
Le parole come per un cambio repentino di temperatura iniziano a torcere gli eventi.
Ci siamo.
marcovanesio
PLOF...

Eh sì...ieri sera mi sono proprio divertito...Me ne sono andato al linux coi miei amici ed ho ballato come un ossesso. La ragazzina con la bici è andata al Forte Prenestino...dice che c'era una cifra di gente.
Oggi mi sento in nube. Avete mai volato dentro una nube? No? Allora vi dico com'è: immagina di essere ai comandi di un velivolo, con rotta e altitudine costanti, l'aereo è trimmato perfettamente e puoi guardare il mondo lento e piccolo, distante come gli uomini da Dio.
Insomma, punti dritto verso questa nubicina grossa come l'unghia del mignolo del piede e avanzi sistemando coi pedali, il cielo è una sfumatura che si fredda nel blu. La nube si ingrandsce con una proporzione geometrica e piano diventano visibili le spume, si ingrossa.
Madonna, è enorme....sarà come un palazzo di sei piani, no, è più grande, sarà una collina...una montagna...
PLOF....
E' la nube. Sei libero nel biancore. Perdi la coscienza dell'assetto. il motore ovattato si sente più piano e non c'è niente da guardare.
Un bianco che si dirada, lascia posto all'azzurro ed esci con l'aereo come da un autolavaggio.
Mi sento così.
Mò ve lascio che vado a lavorà.
sgobbovalerio
Federico da Rimini

"La mia vocazione più autentica mi sembra il rappresentare quanto
vedo, quanto mi colpisce, mi affascina, mi sorprende...".
Si amano i film di Federico Fellini perché raccontano di personaggi
ingenui e deboli, inabili nell'accettare le realtà della vita. Figure
perse nei sogni e nei ricordi che, ingenuamente, vivono della loro
mediocrità e secondo principi etici talvolta assoluti. Tra tanti
cineasti solo il grandissimo Fellini è riuscito a combinare, ma,
soprattutto, ad equilibrare sapientemente fantasia, umorismo,
sentimento, leggerezza, ironia graffiante e patetica, ed ancora,
dramma, provocazione e satira. Fondamentale per la comprensione del
linguaggio felliniano la componente autobiografica, peraltro sempre
eccitante: dalla sua giovane passione per il disegno, infatti
pubblica vignette umoristiche su La Domenica del Corriere e collabora
con tantissimi periodici fino a che si scopre sceneggiatore, così
sollecitato e supportato da Roberto Rossellini, firma un contratto
per collaborare a "Roma città aperta".Partecipa poi alla
preproduzione, alla sceneggiatura e alla realizzazione di "Paisà",
sempre di Rossellini.
In "Luci del varietà", suo primo lavoro da cineasta, firma la co-
regia con Alberto Lattuada. Forte ormai di un repertorio poetico-
visivo personale, geniale e bizzarro e grazie alla indispensabile
collaborazione per i soggetti e le sceneggiature con i vari
Michelangelo Antonioni, Ennio Flaiano, Pier Paolo Pasolini, Tullio
Pinelli ecc., Fellini matura il "suo" linguaggio cinematografico e in
breve tempo, diventa uno dei maggiori cineasti mondiali nonché il più
geniale autore italiano. Tale è la sua carica innovativa che, anche
l'aver voluto sperimentare, sia pur sotto stretto controllo medico,
l'LSD per comprendere i limiti della percezione umana e travaricarli,
ci dà la giusta dimensione di come egli ritenga fondamentale scavare
intimamente nella psicologia e nella filosofia umana per
caratterizzare al meglio i suoi personaggi.
Con "I vitelloni", Leone d'Argento alla Mostra di Venezia, raggiunge
la notorietà presso il grande pubblico. Poi è "La Strada", Premio
Oscar come miglior film straniero
In quell' occasione la statuetta fu ritirata ingiustamente dal
produttore Dino De Laurentiis, ma la pellicola fu così acclamata che
l'Associazione dei Registi Americani inventò il premio Screening
Guilt Director per consegnarlo di persona a Fellini. Poi il Leone
d'Argento a Venezia ( tutt'oggi la pellicola ha ricevuto oltre
cinquanta premi!): "La Strada" è il film che ha più d'ogni altro,
scolpito il nome del regista nel firmamento cinematografico.
Commovente, fantastico, visionario e lirico, rivela un Fellini
stupefacente nel raccontare i personaggi nella loro semplicità. "Le
notti di Cabiria", ancora premiato con l'Oscar (più un Nastro
d'Argento), vede tra i suoi collaboratori Pier Paolo Pasolini. Nel
1960, "La dolce vita" sceneggiato con Flaiano, Pinelli e Rondi, è
Palma d'Oro al Festival di Cannes e Oscar per i costumi ad Hollywood;
diventato ben presto un cult-movie, il cardine della storia è nello
scetticismo e nella profonda sfiducia che ha caratterizzato il dopo-
guerra italiano, una realtà cruda e sofferta. È la rappresentazione
di un modus vivendi entrato nell'immaginario collettivo; tutti sanno
infatti cos'è "La Dolce Vita di Fellini";"Mi rendo conto che La Dolce
Vita ha costituito un fenomeno che è andato al di là del film stesso.
Dal punto di vista del costume; ma anche forse di qualche
innovazione: era il primo film italiano che durava tre ore e tutti,
anche gli amici, volevano che lo tagliassi. Ho dovuto difenderlo con
le bombe. Io l'ho fatto come faccio tutti i film: per liberarmene e
soprattutto per la mia spudorata voglia di raccontare". Ormai ogni
film del cineasta riminese è un avvenimento cinematografico di
livello mondiale.
"Otto e mezzo"regala al regista un altro Premio Oscar, quale miglior
film straniero (più un secondo Oscar assegnato ai costumi) e Gran
Premio al Festival di Mosca, dove il film ha creato non pochi
problemi alle autorità sovietiche. Visivamente straordinario,
racconta lo stesso Fellini:"L'ho girato senza vedere mai nulla di
quello che facevo, perché era in atto uno sciopero di quattro mesi di
tutti gli stabilimenti di sviluppo e stampa. Rizzoli voleva fermare
il film, Fracassi, il direttore di produzione, si rifiutava di
proseguire la lavorazione. Ho dovuto impormi, gridare, per obbligare
tutti a continuare ugualmente"; "Esso rappresenta un viaggio
all'interno della crisi dell'uomo contemporaneo, il quale non può
fare a meno di entrare fino in fondo nella sua confusione attuale,
confrontandosi con tutte le parti di se stesso e con tutti i
personaggi, i fantasmi e i mostri dentro e fuori di lui, per arrivare
ad accettarli, ad amarli, ad assegnare ad ognuno il proprio posto e
la propria funzione, fino ad unificarli e a fonderli in una sintesi
creativa che rappresenta il nuovo equilibrio raggiunto dalla propria
personalità in evoluzione".
Vengono poi "Giulietta degli spiriti" prima pellicola a colori. Il
successo entusiasmante di "Fellini-Satyricon" e il pregevole film-
inchiesta "I clowns". Nel 1973 riceve il quarto Premio Oscar come
miglior film straniero per "Amarcord"; mentre "Il Casanova di
Federico Fellini", poco fortunato in Italia, è un successo
travolgente in Giappone! Ormai considerato una leggenda vivente,
l'anteprima di "Prova d'orchestra" è al Quirinale alla presenza del
Presidente della Repubblica e di numerose personalità politiche. Nel
1985 riceve il Leone d'Oro alla carriera alla Mostra di Venezia. A
proposito di "E la nave va" racconta: "Più sono convinto di guidare
la nave, più la nave va dove vuole. Passate le prime due settimane
non sono più io che dirigo il film, è il film che dirige me. Niente
di nuovo, è capitato anche a Geppetto. Stava ancora fabbricando il
suo caro burattino quando Pinocchio lo prese a calci". Anche per
"Ginger e Fred" gli applausi non manacano di certo,anteprima al
Quirinale e prima mondiale a Parigi. E non finisce qui: quinto Premio
Oscar, questa volta alla carriera, nel 1993.
Il suo ultimo lavoro è "La voce della luna" interpretato in maniera
superba da Paolo Villaggio e Roberto Benigni: "È proprio perché ho
avuto Benigni e Villaggio, due attori che incarnano tutti e due
l'archetipo degli attori-comici anche nel senso di randagi,
girovaghi, ho potuto, con loro, mettere insieme un terzetto che mi ha
permesso d'inoltrarmi con più sicurezza in un film inventato giorno
per giorno. Sono davvero grato a Benigni e a Villaggio della totale
spontaneità, della fiducia con la quale hanno aderito all'intuizione
di un itinerario che partiva dal buio e si inoltrava nel buio. Non
hanno mai avuto le battute, tanto per dirne una. Arrivavo al trucco
con pezzetti di carta che la sera prima avevo scarabocchiato. Ho
fatto un bel viaggio, sottobraccio ad Arlecchino e Brighella, o forse
meglio a Lucignolo e a Pinocchio". Concludo con una citazione
lasciando l'ultima parola al maestro:"La moviola è una sala
chirurgica, e l'oggetto, il film, ha bisogno di rispetto, si nutre
della sua stessa intimità".
Alessandra
"E guardo il mondo da un oblò" miglior colonna sonora originale a Monte-Carlo

(Stefano Calvagna, Gianni Togni, Massimo Ranieri, Ezio Greggio, Amanda Lear sul palco della sesta edizione del Monte-Carlo Comedy Film Festival)
Monte-Carlo, 2 dicembre 2006 – Renato Pozzetto e il francese « Madame Irma » si sono aggiudicati i premi più importanti della sesta edizione del Monte-Carlo Film Festival, la rassegna cinematografica internazionale interamente dedicata alla commedia, ideata e diretta da Ezio Greggio.
L’Award come miglior film è andato alla commedia « alla Tootsie », « Madame Irma », diretta e interpretata da Didier Bourdon, in Francia ritenuto un vero e proprio caso cinematografico. Al suo sesto lungometraggio da regista, a metà dicembre sarà tra i protagonisti del nuovo film di Ridley Scott, A Good Year con Russell Crowe. Pozzetto, con il suo « Un amore su misura » vince sia per la miglior interpretazione maschile sia per la miglior sceneggiatura, firmata insieme allo psicanalista Vittorino Andreoli, autore del libro « Yono-Cho » da cui è tratto il film, e a José María Sánchez, scrittore e regista spagnolo scomparso durante la lavorazione del film.
La Giuria, presieduta dal regista e sceneggiatore francese Georges Lautner e formata da Elsa Martinelli, Patrick Bouchitey, Simona Izzo e Ricky Tognazzi, ha premiato tra gli otto film finalisti proposti in concorso, come miglior attrice la 33enne Judit Schell, protagonista della commedia ungherese « Just Sex and Nothing Else » di Krisztina Goda e il film « E guardo il mondo da un obló» di Stefano Calvagna per la miglior musica originale composta da Gianni Togni.
Un Premio speciale della Giuria – Grand Prix du Premier Film (miglior opera prima) - é stato assegnato al film « Agente Matrimoniale » di Christian Bisceglia, prodotto da Eleonora Giorgi e Massimo Ciavarro.
I vincitori piu’ importanti di questa edizione: Bourdon, accompagnato dal co-protagonista Pascal Légitimus e Renato Pozzetto, insieme con gli altri interpreti, Cochi e Camilla Sjoberg, parteciperanno alla serata di Gala finale, che si svolgerà nella Salle Prince Pierre del Grimaldi Fourm. Presenterà il patron del Festival Ezio Greggio con Amanda Lear. Premi alla Carriera a Georges Lautner, Elsa Martinelli, Myléne Demongeot, Jean-Claude Brialy, Pupi e Antonio Avati, autore e produttore di originali commedie italiane.
Premio Speciale a Maurizio Nichetti.
(dal sito www.montecarlofilmfestival.com)
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Bè, amici miei, se il buongiorno si vede dal mattino, direi che è una buona giornata.
Il primo lungometraggio al quale ho partecipato ha preso un premio che probabilmente aiuterà l'uscita in sala del film. Nell'intervista a Radio Monte Carlo, alla domanda dell'intervistatrice che chiede se il film è stato finanziato con un 'low budget', Stefano risonde che è stato finanziato con un 'love budget'...
GRANDE!!!
Questo post per ringraziare Stefano Calvagna, che nel suo film mi ha fortemente voluto facendomi sostenere, perdendo i primi due, un terzo provino.
GRAZIE STEFANO PER AVER FATTO FELICE UN RAGAZZINO DEL QUADRARO REALIZZANDO IL SUO PRIMO OBBIETTIVO: LAVORARE NELLA FABBRICA DI SOGNI A 200 METRI DA CASA...
sono felice gente...
marcovalerio
Tutte le strade portano a CINECITTA'
Sono circa le tredici quando si conclude l’incontro con Ale. Chiedo timidamente se qualcuno mi può dare uno strappo alla metro (dopo l’ultimo disastroso tentativo di prendere la macchina, avvenuto un mese fa, ho rinunciato del tutto alla guida), si offrono il mitico Claudione e Michela, che conosco poco ma già mi sta simpatica.
<<Andiamo dottoressa>> (credo che Claudio sia l’unico persona, oltre al mio presidente di commissione che mi abbia mai chiamato così!), <<t’accompagno a EUR Fermi>>.
Dopo 5 minuti siamo in macchina a raccontarci quest’ultimo mese di vita. Morale:<<Dottoressa ci siamo persi l’uscita, vabbè va t’accompagno fino a Anagnina>>.
Continuiamo a parlare: Claudio e Michela ridono al racconto di come, facendo ricorso a tutte le mie conoscenze recitative (o forse sarebbe più giusto dire alla mia abilità di sparare c…..e, ), sono riuscita a far credere al mio capo di averlo informato con largo anticipo di una mia partenza decisa solo poche ore prima.
Dopo qualche minuto la macchina rallenta e Claudione dice: <<A dottore’, comunque abbiamo zompato anche l’uscita per Anagnina, però te dice bene. Guarda dove t’ho portato!>>.
Non ci posso credere: CINECITTA’. E’ incredibile come una struttura così brutta possa suscitare un’emozione così forte. Rimaniamo in silenzio qualche secondo, poi saluto i miei amici e scendo dalla macchina. Prima di scendere in metro rivolgo un ultimo sguardo a quei muri e penso:
Un giorno, sì, un giorno…
M.T.
COGITO ERGO, SUM.
Non ho certezze se non la certezza di non avere certezze…tuttavia, se non si hanno certezze non si può neanche avere la certezza di non averne...
“Cogito ergo, sum” …”penso quindi, esisto”.
Nella filosofia di Cartesio, pensare è l’unica forma certa che va aldilà di ogni dubbio…è la certezza di esistere.
Se un uomo parte con delle certezze finirà con dei dubbi; ma se si accontenta di iniziare con qualche dubbio…arriverà alla fine a qualche certezza.
Era un pomeriggio afoso di mezz’estate, a quell’ ora, quando il sole è ancora alto e l’umidità non lascia respirare, per le strade si incontrano solo poche persone, specialmente in periferia.
Mi trovavo fuori da un portone, ai piedi di un vecchio palazzo, con l’indice che scorreva da sopra a sotto tutti i cognomi del citofono e…di nuovo, da sotto a sopra.
Probabilmente avevo sbagliato indirizzo o, molto più probabilmente mi ero segnato il nominativo sbagliato.
Iniziavo con qualche dubbio!
Per fortuna il tempo, benché relativo, scorre, lasciando poco spazio ai dubbi e alle incertezze, trasformando quegli attimi che precedono il futuro in un presente dal retrogusto un po’ passato.
In poche parole tra premere il giusto tasto sul citofono e varcare la soglia di quella casa, il presente trascorso in ascensore sapeva già di passato, come tutti i pensieri che lo accompagnarono nella sua breve salita, diritta e stretta…proprio come l’ascensore.
Mi ritrovai seduto attorno ad un tavolo, accanto a me persone che non avevo mai visto, eppure ero stato invitato, mi era stata concessa la facoltà di essere lì, tra loro, di condividere con loro quel momento…sebbene non sapessi ancora perché fossi lì.
Intorno a noi la fantasia era realtà, o forse, in quel pomeriggio di mezz’estate, la realtà si era impossessata della nostra fantasia…
I dubbi si stavano trasformando in certezze:
mi trovavo in quel angolo di mondo che fino a quel momento apparteneva solo ai miei sogni, forse svaniti nel corso di una vita troppo spremuta dalla realtà.
Eppure qualcuno era riuscito ad intrappolare i suoi sogni in quadri dal sapore fantastico, fregandosene della realtà.
Li aveva intrappolati in tele che nessuno mai potrà imporre la propria realtà…se non, entrarvi con la fantasia.
Tele, tele, tele, pennelli, pastelli, colori di ogni tipo, libri impolverati ai quali bastava un soffio per far volare tra noi il peso dell’arte assopito tra la polvere.
Se ne sentiva l’odore, bastava chiudere per pochi istanti gli occhi ed immaginare l’arte come una bellissima musa da sfiorare, toccarla in tutto il suo essere.
Stava lì, tra noi.
Si trattava di arte di un certo peso, arte con una vera storia alle spalle…le spalle di colui che, in quel pomeriggio di mezza estate, ci aveva riuniti come fossimo i personaggi di un vecchio testo di storia.
Per un momento il passato era subentrato al presente…col retrogusto un po’ futuristico.
Nessun movimento, nessun “manifesto”, quale documento di dichiarazione di intenti, che ci rappresenti.
Nessun nome, ma tanti nomi ed un’unica certezza per un’unica passione…per un’unica patologia:
ARTE
La faremo conoscere al mondo, la tireremo fuori da ognuno di noi senza vergogna né pudore, ci metteremo a nudo, perché questo vuol dire essere artisti…tirare fuori il proprio “io” in ogni opera che facciamo…magari sotto altri aspetti, nascosto sotto altre vesti…in fondo è proprio questa l’abilità di un vero artista, saper camuffare il proprio “io” facendolo vagare liberamente tra la gente.
Se fino a ieri mi sentivo come il guardiano del faro, dove tutti conoscono il faro ma nessuno il guardiano…perché in fondo, nel cinema, il ruolo dello sceneggiatore è proprio questo, per me oggi non è così…potrà esserlo per gli altri, ma non per il mio gruppo e, questo mi riempie di enorme soddisfazione.
Non è necessario un “manifesto” o un movimento per portare avanti un gruppo di persone ambiziose, bastano la sincerità e la lealtà…ma anche tanto rispetto e ammirazione nei confronti di chi si batte per una causa che vede coinvolti tutti, ideali questi, che sono alla base anche di genuine amicizie.
Siamo un gruppo di sognatori, come tutti gli artisti…con tanta determinazione e audacia, in attesa che quel dubbio iniziale diventi una certezza per il futuro.
Chissà, forse lo è già e non lo sappiamo.
Audaces fortuna iuvat (Virgilio). Guido.
Gli gnometti di Peyo

I mitici “gnometti blu”, arriveranno nelle sale mondiali con un lungometraggio nel 2008. Sembra infatti arrivi una loro trilogia firmata Paramount Pictures. Oramai le trilogie cinematografiche sono diventate una moda e ogni generazione ha la sua. Questa invece potrebbe davvero essere un anello di congiunzione tra varie generazioni, poichè che la loro programmazione televisiva ha attraversato diversi decenni: ve li ricordate vero? i Puffi. È notizia di questi giorni infatti che è in piena fase di realizzazione con uscita prevista per il 2008 (il cinquantenario della loro nascita), il film dei piccoli gnometti! La trama del film si svilupperà dagli albori della “storia puffa”, con la nascita dell’inimicizia tra i piccoli ometti blu e Gargamella, storico nemico nel cartone animato. Tantissimi saranno gli elementi di novità, con numerosi “segreti” svelati al grande pubblico, prima sapientemente celati nelle loro piccole avventure quotidiane , impegnati a girovagare a destra e a manca per la foresta. I puffi nacquero nel lontano 1958, dalla matita dell’artista belga Peyo (Pierre Culliford), quasi per caso, come personaggi di contorno delle avventure di Rolando e Pirulli, vero progetto del fumettista belga. Il loro immediato successo ne fece un vero e proprio cartone animato autonomo, e da allora hanno conquistato generazioni e generazioni con la loro spensieratezza e goliardia, sempre comunque condita da un tocco di “attualità” che ne ha fatto un punto di riferimento per la crescita di tanti ragazzi. Alessandra
L'idroscalo di Ostia

Mi ricordo che ero pischello, c'era una sola macchina in comitiva, stavamo all'E.U.R. e ci mettemmo in testa di formare un gruppo musicale, una rock band. Passati e cacciati da mamme imbufalite per la caciara, in qualche garage con le scatole delle uova sulle pareti, io e i miei compagni di gioventù, decidemmo un giorno di affittarci una baracca sistemata alla meno peggio con l'attacco alla corrente fregato all'e.n.e.l. . Stava all'idroscalo di Ostia.
Mi ricordo un paio d'anni dopo, mi ero rimorchiato una pischella, e con la mia macchina la vado a prendere ai residence occupati a parco dè medici, sulla RomaFiumicino. Gira che ti rigira, cercando un posto per appizzarci, sbuchiamo all'idroscalo di Ostia. Lei mi racconta che il suo ragazzo è uno zingaro, che ora stà in galera, e che con lui si vedevano sempre lì: all'idroscalo di Ostia.
Mi ricordo nella mia prima infanzia, delle immagini in bianco e nero sul televisore, abitavo a Giulio Agricola, avevano ammazzato Pasolini, proprio lì, all' idroscalo di Ostia. Naturalmente, non avevo mai ricollegato perché quel posto mi metteva un freddo mortale nelle ossa, perché mi sono sempre sentito a disagio, tra la polvere di quelle baracche, fino al giorno che finito di suonare, accesa una malboro, non mi trovo di fronte ad un pezzo di pietra, chiuso di là da una rete, che altro non era che il monumento a Pasolini.
Oggi mi sono andato a vedere al Metropolitan, il film con Pier Paolo Pasolini. Il messaggio di Pasolini è oggi, tristemente, più attuale di allora. Parole accorate di un grande uomo. La rivoluzione del dire l'indicibile. Uno dei pochi discorsi di filosofia della libertà che abbia mai sentito in vita mia. Un messaggio preziosissimo.
Sono ben consapevole di non poter consigliiare un film del genere, al di là di tutto...
Posso però consigliarvi, per un giorno che non avete niente da fare, di andare all'idroscalo di Ostia.
masocvalerio
Anna

Magnani o Nannarella, a mio avviso la più grande delle attrici
italiane, donna simbolo del cinema italiano del dopoguerra, cinema
della ricostruzione e del riscatto. Anna nasce a Roma nel 1908 da
padre ignoto e da una donna che dopo la sua nascita si trasferisce in
Egitto col nuovo compagno, affidando la piccola alle cure della nonna
e delle zie. Anna farà in seguito delle ricerche sul padre, ma le
interromperà non appena scoprirà che si chiamava Del Duce. "Mica
volevo passa’ per la figlia del duce!" dirà con la sua immensa
ironia. E’ la nonna la figura più importante della sua infanzia,
quella donna che lei stessa ha definito "straordinaria, un angelo,
una forza, il fuoco, la dolcezza, il velluto" e che, cantandole
spesso la canzone Reginella, le trasmetterà l’amore per la musica.
All’età di quindici anni, dopo aver aspettato invano il ritorno di
sua mamma a Roma, decide di andare in Egitto, ma si ferma lì solo per
un anno, e capisce di non poter mai più recuperare tanti anni di
carezze mancate e di affetto negato. Deriva da questo suo viaggio la
convinzione diffusa che sia nata in Egitto. In realtà Anna è
orgogliosa di essere nata a Roma e, alla domanda di alcuni
giornalisti circa il paese di nascita, lei risponde quasi risentita:
"Voglio essere nata a Roma perché sono nata a Roma, a Porta Pia!!!"
Abbandonato il liceo, Anna si iscrive alla scuola di recitazione
Eleonora Duse presso l’Accademia di Santa Cecilia e, tra il 1929 e il
1932, recita nella Compagnia Teatrale diretta da Dario Niccodemi.
Anna ricorda con molto dolore il distacco dalla nonna per seguire in
giro per l’Italia la Compagnia. La nonna la aveva accompagnata alla
stazione e, salutando quella donnina minuta ma bellissima e
importantissima per lei, Anna realizzò che non l’avrebbe mai più
rivista. La donna muore infatti sei mesi dopo, scatenando in Anna una
rabbia che fa venir fuori il suo carattere, aperto, leale, ma
estremamente passionale e diretto, che renderà burrascosa ogni sua
storia d’amore e di amicizia, per via della sua possessività morbosa
Nel 1934 approda alla rivista con la Compagnia dei fratelli De Rege.
Nello stesso periodo comincia a girare i suoi primi film,
interpretando però solamente personaggi marginali. E’ l’epoca del
cinema dei telefoni bianchi, un cinema improbabile, dove tutto, dai
luoghi alla scenografia, dai personaggi alle stesse storie
raccontate, è inverosimile e Anna è troppo vera, troppo plebea per
poter impersonare le donne di quel mondo surreale; deve accontentarsi
delle apparizioni da caratterista. Rimane il teatro, dove si dimostra
attrice a 360 gradi, a tratti sfrenatamente comica, a tratti di una
drammaticità struggente. In questo periodo conosce il regista
Goffredo Alessandrini, che sposa nel 1935, dopo un breve periodo di
convivenza. Anna crede a questa unione, a cui si dedica con tutta le
sue energie, ma la sua gelosia morbosa, motivata dai frequenti
tradimenti di Nannetto - come soleva chiamarlo Anna - e la
superficialità di quest’ultimo, fanno naufragare il loro rapporto.
Alessandrini tra l’altro si dimostra poco comprensivo nei confronti
di Anna attrice; la considera infatti bravissima sulle scene
teatrali, ma assolutamente non adatta al cinema, e nell’unico film
che girerà con lei, Cavalleria (1936), le farà fare una fugace
apparizione su un palcoscenico nelle vesti di cantante, ma non le
farà neppure un primo piano.
Si accorgeranno di lei solo quando il cinema dei telefoni bianchi
cederà il posto a un cinema più maturo, popolaresco, bozzettistico ma
più reale, più vero.
Dal 1940 al 1944 è in rivista con Totò, il più grande degli attore
comici italiani, e chi ha avuto la fortuna di vederli insieme
assicura che con loro sono state scritte le più importanti pagine del
teatro di rivista in Italia.
Nel 1940 incontra un giovane attore, bello, di ventitré anni - nove
meno di lei - e se ne innamora. Si tratta di Massimo Serato, che però
rappresenterà per Anna una cocente delusione. Lui dichiarerà:
"dovevamo stare insieme in piena libertà, questi erano i patti. Io
volevo essere libero e lei mi pretendeva legato"
A sorpresa arriva la gravidanza di Anna, che la rende più dolce, più
serena, ma che allontana ulteriormente il giovane Serato. Il 23
ottobre del 1942 nasce Luca, un bambino bellissimo coi lineamenti del
padre e i capelli neri e gli occhi espressivi della madre. Anna ha 33
anni e lo considera una benedizione di Dio, un regalo dal Cielo nella
sua vita non troppo felice.
Durante la gravidanza rinuncia a girare Ossessione (1943) di Visconti
e continua ad interpretare parti di caratterista popolana, come in
Campo de’ fiori, al fianco di Aldo Fabrizi.
Una sera, mentre sta recitando a teatro con Totò, le dicono di
tornare subito a casa perché il piccolo Luca ha la febbre alta. Anna
arriva a casa, lo prende tra le braccia ma il bambino quasi non
reagisce. La diagnosi del medico non lascia dubbi, il piccolo è
ammalato di poliomelite. Ancora una volta il destino si è accanito
contro di lei e la malattia del figlio sarà una delle sue più grosse
sofferenze.
La grande occasione cinematografica arriva nel 1945, quando Roberto
Rossellini e Sergio Amidei decidono di realizzare un’impresa molto
ardua, fare uscire il cinema dagli studi e portarlo in strada, a
contatto con la gente, per raccontare senza filtri com’è l’Italia di
quel periodo. Tra difficoltà di ogni tipo viene girato "Roma città
aperta", che racconta l’incubo dell’occupazione nazista e che decreta
la nascita del Neorealismo. Anna, con il suo volto vero e addolorato,
diventa il simbolo di questo film e lo considera il suo lavoro più
sofferto, partorito con dolore dalle sue stesse viscere, tanto che in
seguito si rifiuterà di vederlo.
In quell’occasione nasce l’amore per Rossellini, che sembra avere
tutte le qualità di cui Anna ha bisogno. Con lui si sente compresa e
protetta. La loro unione sarà tuttavia burrascosa, a causa del
temperamento collerico e impulsivo di entrambi.
Con Roma città aperta si spalancano le porte del cinema per Anna, che
diventa l’emblema del filone neorealista. Sono di quegli anni film
quali Il Bandito (1946), L’onorevole Angelina (1947) e Assunta Spina
(1949). Nel 1948 interpreta L’amore di Rossellini, ed è l’ultimo dei
momenti che vede i due artisti ancora insieme. La loro storia d’amore
terminerà con l’arrivo in Italia di Ingrid Bergman che sostituirà
Anna nel cuore di Roberto. Nel 1949 Anna, delusa e amareggiata,
girerà Vulcano, un film di W.Dieterle che in realtà rappresenta una
polemica risposta a Stromboli che Roberto sta girando con la Bergman.
Nel 1951 c’è l’incontro con Visconti, con cui girerà il film
Bellissima, nel ruolo di una madre che sogna una carriera
cinematografica per la sua bambina e un episodio di Siamo donne (1953).
Sarebbe dovuta essere di Visconti anche la regia di La carrozza
d’oro, che, non si sa per quale motivo, alla fine fu affidata a
J.Renoir.
La Magnani è ormai un’attrice completa, dal talento ineguagliabile,
che cede alla tentazione di andare a Hollywood per farsi conoscere
anche oltreoceano. Anche questa volta lascia l’Italia con molto
dolore, soprattutto a causa del figlio Luca, ma l’esperienza
americana darà i suoi frutti.
Con La rosa tatuata (The Rose Tattoo-1955) scritto apposta per lei da
Tennessee Williams e interpretato con Burt Lancaster, è la prima
attrice italiana a vincere il premio Oscar. Seguiranno Selvaggio è il
vento (Wild is the wind-1957), al fianco di Anthony Queen, e Pelle di
serpente (The fugitive Kind-1959) con Marlon Brando.
La nostalgia di Roma la riporta però in Italia, dove tuttavia il
successo appena ottenuto in America non ha il seguito che avrebbe
dovuto avere. Attrice troppo scomoda ed esigente - " Io sono un
cavallo a cui non bisogna mettere briglie" - Anna mette quasi
soggezione a registi e produttori. Troppo grande per il cinema
provinciale di quegli anni.
Nel 1962 c’è l’incontro con Pier Paolo Pasolini, con cui gira Mamma
Roma. La sua interpretazione è memorabile, nella parte di una
prostituta che si redime per il figlio, ma il sodalizio non è dei
migliori. Pasolini ha paura che la personalità di Anna possa
condizionarlo e alla fine la Magnani dichiarerà: "Pasolini mi ha usata".
L’ultima occasione le viene offerta dalla televisione, verso la quale
l’attrice era stata fino ad allora diffidente. Gira nel 1970 quattro
film diretti da Alfredo Giannetti, 1870, La sciantosa, Un incontro e
L’automobile.
Anna lascia la sua casa di Palazzo Altieri agli inizi di settembre
del 1973 e viene ricoverata alla clinica Mater Dei di Roma. La sera
del 26 settembre la televisione decide di mandare in onda 1870,
l’unico dei quattro film TV non ancora trasmesso perché destinato al
circuito cinematografico e per questo viene portato un televisore
nella stanza di Anna.
Anna non riuscirà a vederlo, ma lo vedrà tutta l’Italia, per
omaggiare la sua attrice più vera, il simbolo della donna italiana e
della sua crescita. Nessuno dimenticherà mai i suoi occhi profondi,
le sue occhiaie peste, la sua risata canzonatoria, gioiosa,
l’alternanza tra stati di cupezza totali e momenti di gioia sfrenata
che la caratterizzavano -"Stasera c’ho la ruzza", diceva lei quando
aveva voglia di giocare e di divertirsi; nessuno potrà mai
dimenticare la donna che cade sotto i fucili dei nazisti in "Roma
città aperta," e che in quel tragico momento porta in scena e regala
al pubblico la sua vita, caratterizzata da amori travolgenti e
drammatici, da angosce laceranti, da lacrime di gioia e di dolore, da
tutti quei contrasti che fanno di lei un personaggio unico, fuori
dalla norma, in altre parole un Mito.
ALESSANDRA
Riascoltando Gaber e pensando…
Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo.
Mi fa male più che altro credere
che sia un destino oppure una condanna
che non esista il segno di un rimedio in un solo individuo
che sia uomo o donna.
Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo.
Mi fa male più che altro ammettere
che siamo tutti uomini normali
con l’illusione di partecipare senza mai capire
quanto siamo soli.
Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo.
E’ un malessere che abbiamo dentro
è l’origine dei nostri disagi
un dolore di cui non si muore
che piano piano ci rende più tristi e malvagi.
Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo.
Mi fa bene comunque credere
che la fiducia non sia mai scomparsa
e che d’un tratto ci svegli un bel sogno e rinasca il bisogno
di una vita diversa.
Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo.
Ma la rabbia che portiamo addosso
è la prova che non siamo annientati
da un destino così disumano
che non possiamo lasciare ai figli e ai nipoti.
Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo.
(Giorgio Gaber)
da iLARIA





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