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Marzo

di MarcoMancini (14/03/2007 - 19:09)


Marzo.

Mercoledì.

Sole maestoso…

…avrei preferito villa borghese…ma mi accontento di camminare a piedi lungo una piccola stradina alle spalle dell’Appia, poco alberata, ma piuttosto intima.

Senza volerlo, tra una Villa Borghese e un Villa Pamphili che volteggiano tra i miei pensieri,  mi ritrovo al parco della Caffarella…non male! Iin fondo non tutti possono permettersi una pausa pranzo lontano da smog e caos…ovviamente parlo per chi è costretto a sorbirsi quotidianamente la routine della nostra splendida e profumata capitale.

Ho appena comprato la sceneggiatura de “Il Lupo”, ultimo film di Calvagna, liberamente tratto dalla storia del bandito Luciano Liboni, ucciso al circo Massimo nel 2004 dalla Polizia…la locandina sta praticamente appiccicata su quasi tutti gli Atac della città!

Sicuramente sarà diverso dal precedente ”E guardo il mondo da un oblò”…dove aveva brillato il nostro Marco Valerio…bella Marco!

Si passa da una commedia brillante fatta con pochi piccioli  a qualcosa di più complesso…se non sbaglio dovrebbe figurare anche Enrico Montesano…Bo! Staremo a vedere…

In quest’ultimo mese devo dire che il cinema italiano non ha smentito le aspettative…ovviamente parlo solo ed esclusivamente dei miei gusti…

Per la prima volta ho messo piede al Nuovo Sacher…ambiente raffinato, quasi selettivo…troppo “chiuso” secondo i miei canoni di sala cinematografica…ma almeno non si travano i “buzzurri” che girano per le MULTISALE…dove ovviamente si trova la MULTIGENTE!

Due film in uno, in una serata dedicata alle morti bianche. Prima il corto firmato da Valerio Mastrandrea, “Trevirgolaottantasette”…che sta per la media delle persone che ogni giorno in Italia muoiono in seguito a un incidente sul lavoro, con il quale Mastrandrea ha vinto il nastro d’argento come miglior cortometraggio del 2005.

Devo essere sincero, prima di vederlo mi ero fatto dei pregiudizi…convinto che chi va avanti fossero i soliti noti…tempo 12 minuti, cioè la durata del corto, e mi sono rimangiato tutto!

Un gran bel lavoro! Un grande stile, una grande regia. Ed un grande Elio Germano come protagonista. Bravi!

Finito il corto inizia il film della serata: “Apnea”, opera prima di Roberto Dordit, con un grandissimo Claudio Santamaria.

La storia in alcuni tratti sembra creare tensione per poi spezzarla di nuovo con scene dai tempi piuttosto lunghi…un applauso alla fotografia…sul genere “21 grammi”.

La settimana seguente è stata la volta di “Saturno Contro”…che dire…Ozpetek mi ha sorpreso.

Bella sceneggiatura, bella regia, un eccezionale Pierfrancesco Favino e, perché no…complimenti anche a colui che uscito dal grande fratello, passando dalla fiction, ha dimostrato di saperci fare davanti la macchina da presa…quella VERA…ossia Luca Argenterio.

“Notte Prima degli esami oggi”…non vedevo l’ora di andarci…Andrea…me fai tajà! Grande!! Una nuova notte che deve trascorrere prima degli esami nell’estate dei mondiali…i NOSTRI mondiali!...Una nuova serata di risate…anche se sono rimasto affezionato alla versione dell’89…

Infine…costretto mio malgrado: “Ho voglia di te”.

Che dire…forse non ho più l’età per questo tipo di storie…2 cose però sono stupende in questo film… scontato, fin dalla prima scena: La Ghezzi-Brian furia S che scorazza Scamarcio da una parte all’altra della città e, lei…la città!

Panoramica gigante, sotto i titoli di coda, su Roma.

Grazie ancora al cinema italiano, per le belle serate, per le belle atmosfere…

GUIDO.

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La festa di Trix

di MarcoMancini (14/03/2007 - 18:51)

A Manu

Che giornata! Trix girò la chiave, tirò il freno a mano e si lasciò andare sul sedile posteriore della macchina. Non aveva alcuna voglia di scendere. Era la vigilia del suo compleanno e fosse stato per lei se ne sarebbe rimasta a casa in compagnia di Dario e di un bel film, ma quella sera lui lavorava e come tutti gli anni Patty non aveva voluto sentire ragioni. Su questo punto la sua amica era irremovibile:<< passi per l’assenza di candeline e di bigliettini ma almeno una pizza e la torta(che arriverà al tavolo già tagliata s’intende)!>>.

E così, quel rito si ripeteva ogni anno, dando l’illusione a Patty di aver festeggiato la sua amica e a lei di non averlo fatto.

Le 20:35. Mancavano ancora dieci minuti all’appuntamento con gli altri, tanto valeva sistemarsi un po’. Poche ore la separavano dai suoi 29 anni. 29…Tutte le donne della sua famiglia tremavano davanti quel numero, era quasi una maledizione. Ogni bambino concepito dopo i 29 nasceva con qualche problema di salute. Un brivido le scosse la schiena: era meglio non pensarci. Accese la luce della macchina e cominciò a mettersi il mascara, ma mentre si truccava la sua attenzione fu richiamata dall’arrivo di un motorino, anzi dall’arrivo di un motorino e di una macchina insieme.  A scendere dalla macchina, una figura familiare, piccola, minuta con i capelli castani e un sorriso che irradiava il volto. La piccola Sara, la mascotte del gruppo, stava correndo incontro al ragazzo che scendeva dal motorino. Allora non era vero che era single! Trix scese dalla macchina per andare a salutare e scoprire chi fosse l’uomo del mistero ma quando incrociò lo sguardo di lui, si fermò di colpo.

Erano passati solo due anni, eppure era cambiato moltissimo. Era più magro, brizzolato e aveva lo sguardo segnato dal sacrificio. Mario, l’uomo che in poco tempo era entrato e uscito dalla vita di Trix, ora era lì davanti a lei. Si erano conosciuti in sala prove. Lui era il fratello di Angela, una delle ragazze della compagnia di danza di Trix e ogni sera  veniva a prendere la sorella alle prove. Non entrava mai in teatro, si metteva in disparte a suonare la chitarra e non rivolgeva la parola a nessuno. Una sera Trix era stata buttata fuori dall’aula di danza per “mancanza di concentrazione” e lui le aveva parlato.

<<Ti hanno buttata fuori! Pensavo che a quelle come te non succedesse…>>

<<Scusa? >>

<<Ah, già. Sono Mario, il fratello di Angela e tu sei Trix. Ora dimmi perché ti hanno cacciata dall’aula.>>

Le parole le erano uscite senza neanche rendersene conto. In poco tempo gli aveva raccontato tutto di sé, inclusa la maledizione del 29 e lo stesso aveva fatto lui con lei.

<<Come mai non ti avevo visto prima?>>

<<Sono uscito da una comunità di recupero due mesi fa. I miei non mi hanno voluto in casa e da allora vivo con Angela.>>

Erano diventati amici, amici veri. Mario si era aperto anche agli altri ragazzi della compagnia e sembrava felice. Tutto sembrava filare liscio, finchè un giorno…Un giorno Trix si era fermata oltre l’orario per provare quel passo che proprio non le riusciva e lui era arrivato in quel momento. Il tempo di un sorriso da parte di lei e si era ritrovata le sue mani ovunque. Barcollava ed era chiaramente fatto e non aveva intenzione di farle del male. Lei l’aveva scansato dolcemente, senza bisogno di fare pressione e lui se n’era andato. Non l’aveva più rivisto e non si era fatto più trovare

Ora, a distanza di due anni, lui era lì davanti a lei. Le aveva rivolto un sorriso caloroso e tenendo per mano Sara le aveva detto: <<Ehi, bella mora, gira voce che oggi sia il tuo compleanno….>>

<<E’ tutto falso>>, aveva risposto lei ridendo, <<vorrei sapere chi è che mette in giro queste voci>>.

La serata era andata avanti senza intoppi e intorno alle 22:00 era scattata la solita “pausa sigaretta”.

Trix aveva lasciato il tavolo, leggermente sollevata dal pensiero di essere l’unica fumatrice e di poter avere un momento per sé ma poco dopo Mario, accendino alla mano, l’aveva raggiunta.

<<Tanto per farmi uno zaino di fatti tuoi, perché oggi è il mio compleanno e mi è concesso tutto, da quanto tempo stai con Sara?>>

<< Un mese.>>

<<Sono contenta, lei è fantastica.>>

<<Trix, fai un figlio con me.>>

<<Eh?>>

<<Lo so, sono passati due anni ma ho sempre avuto un debole per te, lo sai. Non mi fraintendere,  adoro Sara. E’ bella, solare, intelligente, ma ha 23 anni ed è troppo giovane per volere un figlio. Io ne ho 38, tu 29 e il terrore di questo numero. Lo crescerei io, tu lo potresti vedere ogni volta che vuoi. Ti prego dimmi di sì.>>

Inizialmente Trix fu tentata di mandarlo a quel paese: chi credeva d’essere? Approfittarsi così delle paure altrui, di quello che avevano condiviso. E con Dario? Come l’avrebbe messa con Dario? Che gli avrebbe detto? <<Sai, stavo facendo un favore a me stessa e a un amico.>> E se…E se invece fosse stata la sua ultima occasione? Sara aveva tutta la vita davanti e più volte l’aveva sentita dire che non desiderava un bambino perché era una bambina lei stessa. La testa le stava scoppiando, non riusciva a capire cosa le stesse succedendo e intanto Mario la guardava con occhi umidi di speranza. Ad un tratto però lo sentì. Ne avvertì la presenza come una fitta alla schiena. Conosceva quello sguardo, anche così di spalle, in lontananza, l’aveva riconosciuto. Era lo sguardo della speranza, dell’amore, lo sguardo della gioventù, di quando hai 20 anni e il tuo ragazzo ti sembra un eroe.

E ora quello sguardo li aveva raggiunti. Senza girarsi, Trix guardò Mario e gli disse:

<<Mi dispiace, ho finito le gomme. Però ti posso lasciare una sigaretta. E’l’ultima, quella del desiderio. Ora scusatemi ma credo che la torta sia in arrivo e se me la perdo Patty non me lo perdonerà mai.>>

Lentamente Trix  entrò nel ristorante, fermò uno dei camerieri e gli chiese: << Scusi, per caso avete delle candeline? Oggi è il mio compleanno e mi sono dimenticate di comprarle.Sa, compio 29 anni.>>

M.T.

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