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Una disperata stupidità

di MarcoMancini (08/02/2008 - 15:29)

Insomma, qualche giorno fà ero in pizzeria, e mentre mi stavo mangiando un' unghia, entra una donna di una certa età, forse una sessantina, forse in relazione con qualche suora, comunque conosciuta al locale.

Ordina, e con garbo chiede di poter pagare qualche giorno dopo la pizza.

Il gestore sbuffa da sopra una panza di anni di lavoro, si fa cardinale dall'anello d'oro e accetta il buffo di una decina di eure. Alle successive manifestazioni di amarezza sdegnata del garzone, abbozzo indifferenza di ragazzino, prendo la comanda, monto sulla nave e vado in consegna.

Ieri, giornata veramente moscia, da minimo sindacale, mentre fingevo un prurito sufficiente a reinserire una caccola nel naso, rientra la signora, nel locale vuoto.

Sempre con molto garbo, la signora, chiede all'istruito garzone, a quanto ammonti il suo buffo, chiedendo se avesse potuto avere ancora da mangiare.

Ora, quello che mi ha insegnato mio padre è che la ricchezza non risiede nel tesoro, ma nella capacità di ottenere credito.

Era entrata quindi in quella pizzeria del ventunesimo secolo, la povertà, vestita da anziana signora, pulita, educata, bisognosa, e cioè era entrato Gesucristo che chiedeva da magnà.

Insomma, Gesucristo che chiede credito è davanti al bancone della pizza.

Intanto io mi ero messo sulla porta a fumare una di quelle sigarette di Cesare Pavese, per vedere come sarebbe andata a finire la vicenda di questa grande metafora del mondo.

La signora Gesù, che era entrata camminando dritta, ora che si era girata e veniva vacillando verso la porta senza pizza, a me che stavo fumando mi è sembrata un pugile che aveva preso un colpo d'incontro prima, e subito dopo tre colpi in serie, uno al costato e due in pieno volto.

Aveva dipinta sul viso rosso avvampato di paura la domanda 'e ora?'.

Ho sentito un forte dolore per la disperata stupidità del genere umano e l'ho seguita con lo sguardo, sbuffando il fumo dalla mia bocca di trentasei anni, dalle mie braccia di cameriere motorizzato. L'ho vista barcollare stordita, e per un momento l'ho vista morire investita da un' automobile che stava passando.

Poi la macchina è passata e ho visto la signora, con la sua andatura di bisogno, attraversare la strada e dirigersi altrove.

A Gesucrì...quando torni, fatte imprestà la spada da quarche cherubino...

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Far girare le palle

di MarcoMancini (08/02/2008 - 03:05)

Finalmente, dopo tanto tempo, di nuovo, quarzine e finzione...

Da quando faccio il cameriere motorizzato, molte cose sono cambiate.

So che spingere è una regola del gioco, io spingo, con le scarpe da ginnastica, abnegato.

Eppure, sento sfuggire il senso, rimorso mortificato, in questa giornata splendente.

Nell'equilibrio, mobile, delle palline, la fontana del mio pensiero fiotta, nei colori fondamentali.

Ed io pure, fluttuo, mareggiato, cappello bianco, sorriso da cuoco, con le mani nude.

Marcolibrì

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