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Bstone della mia giovinezza

di MarcoMancini (24/07/2008 - 22:13)

Insomma, ero a Spinaceto al prato, la giornata ventosa, il cielo movimentato di cirri, un sole fresco sopra di noi. Le mie amiche sono identiche al giorno in cui le ho conosciute.

La pineta, distesa nel suo tappeto di aghi, le tue gambe, che nel cotone bianco dei pantaloni arrivano al sedere, dove un fiore ha deciso di viaggiare, fermati che te lo levo, guarda.

Aiutami, sono in ritardo, corri più piano, ti inseguirò, più piano.

La stradina ci porta fuori dal parco, altri cani giocano ad acchiapparella, felici, anche la mia è felicità, lo era da una ventina di minuti prima di vederti, ed ora camminiamo.

Camminiamo, si fa per dire, visto che stò studiando zoppìa per qualche futuro personaggio, mentre perciò fatico, cercando di sentir meno dolore possibile, mi volto, e tu sei lì.

Volevo prenderti la testa per il collo e dirtelo, darti un bacio, almeno, ma ti ho soltanto abbracciata come fanno ai calciatori quando sbagliano un rigore, e mi sono poggiato a te.

Bastone della mia giovinezza.

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Il paradiso dei motociclisti

di MarcoMancini (18/07/2008 - 13:46)

Cerco di capire con l'indice quanti tiri rimangono, cena con Marcello the best maestro, siamo andati a fondo coi discorsi, ci passiamo le dritte, siamo motociclisti, andremo in paradiso: nel paradiso dei motociclisti.

Con questo mio amico condividiamo una certa antichezza, che è sapere che ci sono alcune regole che non vanno infrante mai. Pezzi di merda me ne sono capitati perfino di recente, mi fanno anche una certa tenerezza, tenerezza con sonore eco di vaffanculi.

Ieri parlavo con una collega, le chiedevo se sapesse quale fosse la caratteristica dei romani, e non la sapeva: la tenacia, le ho detto, i romani non mollano mai, puoi trascinarli per chilometri incastrati ad una staffa, rialzati, dopo una raddrizzata al giacchetto ti diranno: embè?

Ci beviamo questo amaro del capo, l'importanza dello pneumatico, vuoi mettere la Ducati, andremo a riprenderci le nostre pomeriggiate di ragazzini capoccione amico mio, perché gli antichi alla fine dei giorni, ci presenteremo ancora.

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Come al pallio rosso il villan mezzo ignudo

di MarcoMancini (15/07/2008 - 13:25)

Si avvicinano le vacanze ed io mi sento allegro come al pallio rosso il villan mezzo ignudo.

A parte qualche burraschetta sul lavoro, dove ho rischiato di dover esporre alla GdF l'azienda per la quale lavoro e la banchetta di cui si serve, la mia vita scorre come un rio gelato di montagna tra le rocce calcaree ed i supremi tritoni.

I ricordi del mio grande amore sono il succo e la polpa della susina che mi cola sul mento, sono la lastra di fumo stagliata dal raggio di sole, nella mia stanza, in calzini e mutande. Ritornano con il caldo gli scirocchi di vacanza ed i venti dell'amore, ma non posso dimenticare la foto in cui gli occhi si confondevano col mare, raccogliendo le pinne, con interrogativi.

Madonnamia quanto mi sono divertito coi Manetti bros. ... mi sembra di conoscerli da una vita, abbiamo scambiato profonde disquisizioni su Supergulp, Alan Ford e il gruppo T.N.T., e discusso a proposito dell'indispensabile apporto formativo dello Stupefacente Uomo-Ragno.
Veramente un'esperienza importante,  e divertentissima...

Finito il montaggio, Spinacity, passa in post-produzione.

Ah!, devo fare una denuncia: sono rimasto vittima della cospirazione vegetariana,  giuro che non è colpa mia, mi son andate in fastidio le carni, il latte, i formaggi... la gente non mi riconoscono più.

E a dir la verità, neanch'io.

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IL PESO DELL'ARIA - Nelle Sale

di MarcoMancini (04/07/2008 - 17:46)

Ieri sera alle 20.30, al Cinema Lux a Roma, si è tenuta la proiezione della prima cinematografica de "Il peso dell'aria", sesto lungometraggio di Stefano Calvagna.

Di nuovo un film di impegno civile per Calvagna, personaggio singolare, che continua a far sentire, fuori dal coro di pecoroni, il suo strillo di aquila.

Anche questo film, come i suoi altri, tratta di solitudine esistenziale,  sociale e politica, vera piaga della nostra società atomizzata e in dissoluzione.

Per farci sentire queste grida che strappano la seta dell'indifferenza, dopo aver trattato nei precedenti film le storie, di un professore incastrato dall'alunna, di un ragazzo in una lavanderia a gettoni, di un disperato braccato dai carabinieri, Calvagna, questa volta racconta la storia di un giovane sposo nella morsa di uno strozzino.

Probabilmente il suo miglior film.

Buona la fotografia, molto belle le inquadrature e la regia, l'audio, purtroppo, nonostante il doppiaggio, rimane l'unica pecca del film.

Mi è mancato, nonostante la bravura di Giampiero Lisarelli, il carisma pesante di un Massimo Bonetti come interprete principale del film. Molto brava Brunella De Nardo al suo debutto. Grande, ben caratterizzato, e praticamente perfetto, il personaggio di Stefano Missiroli, bieco ma affascinante strozzino, interpretato dallo stesso Calvagna.

Un bel film, che è piaciuto a me ed ai miei ospiti, e che vi consiglio di andare a vedere, soprattutto se ancora non avete visto nulla di questo cineasta fuori dagli schemi, Stefano Calvagna, che si può amare od odiare, ma che ha sempre molto da dire, che continua a dirlo, e che, secondo me, continuerà a lungo a farlo.

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Breve nota a proposito dell’inadeguatezza e qualcosa sul perseguimento della felicità

di MarcoMancini (01/07/2008 - 22:09)

Qualche volta, sentendo una canzone, lavorando ad una pratica, chiedendo un vodka-tonic, aspirando dalla cicca, ripensando ad un parente, mentre incateno la motocicletta, o telefono ad un amico, vengo colto da un moto addominale.

Tale movimento/sintomo conosce molto bene la mia fisiologia anatomica, nasce da un plesso nei pressi dell'intestino, ed invece di moltiplicarsi/esporsi e svanire in un'esplosione di energia, si radicalizza/rarefà comunicando attraverso il canale sinaptico fino a formare un groppo/nodo di testardo interrogativo esistenziale nei dintorni dell'interno della base del collo.

Questo tipo di fenomeno, che spesso mi sprofonda in un cataclismico, apocalittico, grandioso e sfolgorante senso di inadeguatezza alla vita ed a molte delle questioni del cosmo, trovo abbia molto a che fare con il perseguimento della felicità.

Infatti, esso è il pricipio dal quale sempre, sempre, inizia la mia ricerca della felicità.

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