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Puro melodramma italiano

di MarcoMancini (15/01/2009 - 12:42)

Ieri, quando sono sceso dalla macchina, sono entrato nel sottopassaggio, pensando che salendo sulla metro, avrei immediatamente iniziato a leggere il libro che mi ero portato, e che avrei messo il sony.

Il sony, ho dimenticato di metterlo. In compenso, ho sbagliato senso della metro.

Sceso a palasport, faccio di corsa le scale, scavalco viale america, rifaccio di corsa le scale ed entro nella stazione. Spiego la sbadataggine al gabbiotto dei controllori, ai quali do il biglietto sbagliato, poi quello giusto, ed infine mi fanno entrare.

Tiro subito fuori il libro, e mi metto a leggere. Sulla banchina entra una ragazza molto carina, lunghi capelli mori, più bassa di me, stivaletti di vernice neri. Una ragazza rumena forse, che parlava al telefono presa dalla conversazione.

Mi rimetto a leggere il mio bel libro, che parla di ragazzini naufragati su un isola, ed essendo agli ultimi capitoli, mi immergo nella lettura.

La metro era affollata ma vivibile, e poi, nelle stazioni aperte, quelle da magliana a piramide, non è entrata molta gente. Il mio viaggio, è stato insomma, piuttosto tranquillo.

Quando sono sceso a termini, vista una chiamata mancata di Marcellino, lo richiamo, ma lui attacca, e mi richiama. Mi dice così, che vuole farsi la pennetta per internet, e mi chiede consigli su quale sia la migliore. Gli rispondo, che secondo me, la cosa più importante era verificare quale operatore avesse la migliore copertura nella sua zona.

Arrivato nella pioggerella fino alla moto, gli dico che l'ho vista, e che probabilmente, avevo fatto una cazzata che avrei pagato molto cara. Marcellino, che è un vero amico, mi ha raccontato un aneddoto molto personale, tirandomi un pò su di morale.

Cosa per la quale l'ho ringraziato, smettendo tra l'altro di scagliare bestemmie su tutta piazza dei cinquecento.

Chiudo la telefonata perché c'era, intanto, un matto che mi sembrava pure di conoscere, che iniziava a rompermi i coglioni, e due ragazzi, che dovevano prendere proprio la macchina accanto alla quale avevo parcheggiato la moto. Metto il casco, i guanti, accendo la moto e mi avvio.

Arrivato a piazza Vittorio, mentre giro per andare a prendere santa croce, avverto il primo singhiozzo. E inizio a pensare che sono almeno quattro anni che non verso una lacrima, ma probabilmente solo un paio, ora che ci penso.

In questo periodo, molte volte ho pensato che, fisiologicamente, avrei avuto veramente bisogno di un bel pianto, ed infatti, stavo proprio iniziando a preoccuparmi per la mia aridità. Spesso ho risolto i miei dubbi, pensando al mio cuore, che romanticamente faceva il duro, e si diceva: ...sono un freddo...

Passando davanti la bottega, volevo fermarmi a parlare con Stefano, volevo dirgli che l'avevo vista, ma pioviccicava, lui stava lavorando perché chef sta in ferie, e mi sono detto vattene a casa. Così sono ripartito, quando arrivato a porta maggiore, inizio a spingere, con le sopracciglia a tetto di casetta. Ma niente.

Parcheggio, salgo su casa, levo giubbe, guanti, caschi, cazzi e mazzi, e vado ad accendere il computer. Apro feisbuk e vedo che un'altra amica mi aveva scritto un commento su ciao ciao bambina. Così metto il disco per scriverle il testo della canzone in risposta al suo messaggio.

Stamattina, avevo scritto ciao, ciao, bambina, intanto perché pioveva e la canzone si intitola piove, ma anche pensando a Lei, perché speravo che connettendosi, e vedendo la mia richiesta d'amicizia, avrebbe letto questa frase, e l'avrebbe potuta associare all'altro grandissimo pezzo di Mimmo Modugno: tu si 'na cosa grande, che per me (e per Lei) significa molto.

Parte la canzone, ed inizio a sentire il pezzo, trascrivo per rispondere al messaggio e continuo a sentire la canzone. Madonna, è tristissima. Parla di questi due, che si vedono un'ultima volta, per un bacio, perché ormai il loro amore non c'è più. Puro melodramma italiano.

L'altra sera, mi stavo vedendo parla con lei della dandini. C'era un grande personaggio, un professore di psicologia credo, che si diceva fragile. E spiegava la sua fragilità come una grande risorsa, arrivando a concludere, che la più estrema forma di fragilità, fosse l'amore.

E così ho iniziato a piangere a dirotto. Un ora mi è sembrata durare, come un temporale. Fino ad adesso ho pensato fossero una quarantina di minuti, ma riflettendoci ora, penso che avro pianto solo un quarto d'ora, minuto più minuto meno.

Un bello sfogo comunque. Ed una massiccia dose di addominali.

Ora, so che se leggesse questo post le farebbe un certo effetto, anche se penso che non produrrebbe grandi effetti nello svolgmento delle nostre vite, ma credo sia arrivato il momento per me di vuotare il sacco, e dirle quello che in fondo sa da sempre: che non l'ho mai dimenticata.

Non ti ho mai dimenticata.

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